Lento Lento Veloce Lento

A quale ritmo va il benessere?


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Eccomi tornata….

Sono stata silenziosa per un po’…. ma certo ho continuato a pensare a LentoLentoVeloceLento. Questo spazio che è stato il primo spazio, dove ho iniziato a scrivere in modo autentico, di me.

Ma ho smesso di scrivere perchè mi sono fatta fregare dalla paura, di raccontare fino in fondo, di dirmi e dire la verità. A voce alta.

scrittura

Ho pensato che avrei perso credibilità come psicologa, che non “andava bene” dire che attraversavo periodi difficili, che là fuori, in rete come nella vita, nessuno vuole sentire e vedere gli angoli bui. E’ sempre la perfezione quella che ci chiedono, e che segretamente diventa in noi, in me almeno, una aspettativa continua.

Dovevo essere apparentemente perfetta.

Ma in questi mesi delle cose sono successe:

  •  ho fondato uno spazio più professionale www.ilcorpoelamente.com , più grande ancora più forte ancora (penso): dove metto insieme tutta me stessa, psicologa, coach, psicoterapeuta, ma anche come sempre, appassionata di scrittura e di libri…
  • ho aperto un canale YouTube  dove posso metterci la faccia, dove posso chiacchierare, far vedere libri, schemi, disegni mentre suggerisco strumenti e tecniche sulla gestione del tempo, dello stress e di tutte le cose che personalmente provo.
  • ho creato un mini-corso gratuito sullo stress, proprio perchè cerco di aiutare le persone che sotto stress hanno perso il gusto di vivere (a pieno) questa vita, e vorrebbero qualche suggerimento

Insomma ho cercato di mettere a frutto tutto quello che nel frattempo imparavo, sperimentavo, studiavo, applicavo.

Mi sono sempre di più concentrata nell’idea che si può essere psicologi sì, ma prima di tutto sono io: donna, oggi, viva, con la mia storia.

Donna prima, psicologa dopo.

Donna Prima. Umana prima

In questi mesi ho tante volte pensato se allora LentoLento doveva chiudere….se oscurare il sito, se lasciare perdere…. ma MAI, e dico MAI, ho davvero premuto il bottone OFF.

Perché credo in questo LentoLentoVeloceLento, e perchè “a quale ritmo va il benessere?” è ancora la mia domanda preferita.

Ieri ho girato un video per ilcorpoelamente dove racconto di me, di questi anni, di LentoLento, della fatica ma anche della soddisfazione di esserci passata attraverso…. e ho detto finalmente ad alta voce, a tante persone che va bene anche essere imperfetti ma reale!!! Anzi io prima di tutti…. #imperfettamareale !!

Se lo vuoi vedere, questo è il video in questione:

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Quando l’ho pubblicato temevo di perdere la faccia, la credibilità, la professionalità, che avrei perso tutto, raccolto molti pollici in giù e collezionato commenti del tipo “non ci interessa, YT serve a divertire non a intristire” e invece…. là fuori c’erano persone attente, sensibili, che hanno trovato nella mia storia coraggio, forza, e motivazione.

E le paure sono svanite. 

Sono come sono, la mia storia è come è, e ne sono grata ogni giorno di più.

Ricomincerò ad usare questo spazio, come un diario, come un modo ancora più intimo di raccontare di me.

  • Ilcorpoelamente sarà il mio luogo da “psicologa autentica”.
  • Questo invece sarà solo Silvia Sara Letizia, che come sempre cammina LentoLentoVeloceLento.
  • E ci sono novità anche circa il libro…..

A presto,

Silvia imperfettamareale

 

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Photo by Green Chameleon on Unsplash

 

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Tumore? Al via l’arte dell’improvvisazione!

La domanda è: nella vita è meglio la strategia o l’improvvisazione? Più efficace essere  pianificatori o navigatori a vista?

Avrei detto “essere strategici”… Prima. Oggi dico: giù dal piedistallo della perfezione!!

Oggi ho passato la giornata a disdire tutti gli appuntamenti presi per la prossima settimana, le trasferte, le aule, i pazienti. Tutto disdetto, rimandato. Perché mi chiama l’oncologa e mi dice che mi inserisce in un protocollo di indagine per le metastasi. Disdico tutto perché vince lei. Così oggi non so più se ha senso organizzare sempre tutto.

E infondo poi…. Mi sembra normale che accada così, ci sono quasi abituata. Che la malattia vince sui miei programmi, che stravolge l’agenda, modifica i piani e le priorità. 

E sorrido ripensando che tempo fa mi sono ritrovata anche a discutere a lavoro sul perché ho smesso di avere una pianificazione degli obiettivi annuale o biennale, sul come mai navigo a vista o prendo scelte “immediate” venendo meno a obiettivi professionali disegnati.

piedistallo

Oh sì certo lo so anche io che non si fa, si procede con un piano, una bussola e una cartina… Ma anche con il vento nelle vele. Non contro. Ho imparato che quando hai degli obiettivi di salute trimestrali del tipo “passare indenne il prossimo controllo tra 3 mesi” tutto il resto assume relativamente poca importanza. Obiettivi, sfide, progetti…

Tutto è magicamente positicipato ad un generico “dopo”. A un “dopo non so quando”, solo “dopo“, dopo che un medico avrà detto che “sono pulita”.

Fino a quel giorno mi prendo il diritto di navigare a vista, o di pianificare e disdire tutto e di fare colpi di testa e cambiamenti di rotta perché se non ho scelto io di avere un tumore posso almeno scegliere io di godermi la vita nel trimestre che intanto passa lì in mezzo.

Da lunedì a venerdì … Di nuovo in ospedale.

Infondo sabato compio 34 anni.

Coincidenze significative.

 


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Gli effetti collaterali del tumore? +silenzio+solitudine-normalità

Continuo a pensarci. Al fatto che il tumore rende più soli. Sono passati 3 anni per me ma è ancora così.

Perché non è una cosa di cui parlare, con cui gli altri stanno volentieri in contatto, e non è una cosa con cui tu che ce l’hai stai volentieri in contatto.

Sì xche già di tuo ti senti un diverso, uno sfortunato, uno che ha una cosa che non voleva, e ti chiedi “perché proprio io?”.

Ed essere diversi diciamo che no, non è piacevole. Essere malati è un po’ come essere diversi, davvero non è una cosa che vuoi, che sei felice di avere, o di cui parli volentieri. Preferiresti essere rimasto nella categoria dei “normali”, ancora uno normale come tanti, senza vizi di fabbrica.

Gli altri poi…. Parlare delle malattie è difficile, fa aprire emozioni e finestre dolorose in ciascuno,e così meglio allora o non parlare, sviare, ignorare, o parlare “sopra”, del “fare”, della “cura”.

E così chi ha una malattia, un tumore, e già combatte la fatica, i dolori, i pregiudizi e la diversità…. Si trova che forse forse è meglio non parlarne, o se proprio deve parlarne poco, in modo concreto razionale, operativo e lucido. L’importante è che sembri capace di “stare tranquillo, che tanto tutto si sitema”.

Così la tristezza, la paura, il dolore restano là in un angolo buio di te, in uno scrigno che via via diventa sempre più nascosto dentro di te, e inaccessibile al fuori.

E meno ne parli, più diventa pieno quello scrigno. Pièno stracolmo, eppure invisibile. È così alla fine ti senti solo, perchè le persone magari provano a starti vicino ma senza sapere davvero come stai, senza poterti vedere davvero: un po perché loro fanno a modo loro, e un po perché tu (io) tieni tutto nascosto e continui a far credere che va tutto bene ed è tutto sotto controllo.

È così te ne stai lì, con le tue illusioni, il tuo scrigno di paure, i tuoi sogni e la tua diversità. Perché sì, tutti hanno paure sogni e diversità ma…. Il tumore…. Beh lui ti rende un portatore di solitudine. 

Tumore=solitudine+silenzio-normalità

… il tumore, e il timore, rendono portatori sani di scrigni. Pieni, fragili, ricchi, dolorosi, preziosi.




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La vita è un treno. Cosa metto in valigia?

Guardo la mia agenda di queste settimane: Roma-Milano-Alghero-Torino-Palermo-Rende. Si persino Rende, che fino a questo progetto non sapevo neanche dove fosse. E invece è in Calabria. E una dietro l’altra, ogni giorno si cambia città.

C’è che prendo treni e aerei di continuo. C’è che il mio lavoro mi piace molto ma che forse… Ho raggiunto il limite.

Già il limite: questa cosa che io ignoro, mi illudo che a me non tocchi, che non ho limiti, che io posso fare tutto. Questa è l’illusione che metto in valigia insieme a vestiti, tacchi, PC e libri.

Continuo a ignorare i segnali del corpo, i dolori qua e là, la stanchezza serale, gli occhi sempre secchi, le ginocchia dure e le mani pietrificate.

Le ignoro fino a che, in un giorno come ieri, un immunologo mi guarda serio e mi dice che “devo smetterla!”.

Smetterla di fare finta che “guarirò così, senza far niente, facendo passare il tempo”, “guarirò con la psicoterapia”,sì infondo “guarirò un giorno, quasi un po’ come per magia”.

Infondo io continuo a fingere, a credere che sono come prima, forte come prima, giovane come prima, 30enne come prima. Come tutti i 30enni pieni di forza ed energia.

La verita è che senza tiroide non sono più la stessa, l’Èutirox non è e non sarà mai più come gli ormoni “naturali”, il mio metabolismo è cambiato, la mia stanchezza “senza controllo” è cambiata. 

C’è che non posso ignorare gli effetti a medio lungo termine dell’assenza di tiroide, di un carcinoma, di uno squilibrio immunitario, di una connettivite che no, non passerà per magia. Non posso ignorare gli effetti di 3 anni così, densi e appiccicosi e collosi che mi hanno profondamente cambiata, dentro e fuori.

C’è che mi illudo, ancora, che su e giù tra treni e aerei, tra progetti interessanti e creativi, la vita è solo bella e che la malattia passì così, sfumata tra le nuvole, sparpagliata in giro, qua e là, lontana da me. 

La verità è che lei è  tutta qui, dentro di me, sempre con me, pronta ad ogni partenza e attenta ad ogni ritorno. 

Non posso più….ignorarla. Tra un treno e l’altro è giunto il momento che io pensi a me, e alla mia cura.

La vita è un treno, sì, pieno di magia e illusioni, opportunità e stanchezze. 

Forse però posso scegliere l’andatura a cui spingermi senza sparpagliarmi io in giro.