Lento Lento Veloce Lento

A quale ritmo va il benessere?


Lascia un commento

Piccoli e grandi motivi per cambiare. O ri-cambiare.

In questo ultimo mese sono tornata a mangiare completamente Gluten Free e, per rendere tutto più semplice, anche senza lattosio. Se vi chiedete perché lo faccio…la risposta è che sono stata male, che tra connettivite, gluten sensitivity e rispetto per me stessa (come potete leggere qui) ho capito che per me va bene così.

Il problema è che di media faccio una cena a settimana sul Frecciarossa e una in aeroporto, e almeno un paio di pranzi ospite di qualche azienda: tutti posti dove ovviamente si trovano cibi pieni zeppi di, farine, cereali e formaggi vari panini, piadine, pizze, merendine varie e dove solo raramente trovo…cibo sano. Sì perché l’insalata imbustata e preconfezionata, disposta in vetrina, non la inserisco nella categoria di cibi sani!

panini

Questo da sempre è il motivo per cui, dopo un periodo consapevole di “alimentazione sana” ricado nel “mangiare quello che capita”, complice la fretta, i tempi stretti, i bar e le macchinette aziendali. Che poi a pensarci bene… non è proprio una scusa, è un motivo reale: nei posti di passaggio c’è (ancora) poca attenzione al cibo sano! I bar sono pieni di farinacei e, se va bene, hanno vicino alla cassa delle merendine confezionate gluten free, che però solitamente contengono una quantità di zuccheri e grassi che comunque non mi fa pensare che siano davvero sane.

Quindi, grazie alla vita itinerante, eccomi fornita un motivo meraviglioso per non prendermi davvero cura di me, per mangiare quello che trovo e quindi per intossicarmi in vario modo.

E così negli ultimi 3 anni passo di media un paio di mesi a mangiare “bene”, poi ricado nell’alimentazione sbagliata per un paio di mesi e così via, su e giù. Un po’ bene e un po’ male. E resto sempre stupita di come il corpo si abitui al cibo che gli diamo, anche se “cattivo”, lui impara a mangiarlo e i primi giorni sembra contento, nessun fastidio, tutto apposto…poi lentamente settimana dopo settimana risento tutti i sintomi ormai noti dell’intolleranza al glutine, del gonfiore addominale causato dai latticini e del corollario della Gluten Sensitivity.

Arrivano i gonfiori, i dolori più forti agli altri, la testa sempre pesante, gli occhi al risveglio gonfi, appiccicati e secchi, le afte in bocca, le mani gonfie, le ginocchia pure, e quella sensazione di svegliarmi al mattino come se non avessi dormito di notte, o come se mi svegliassero prendendomi a schiaffi.

Poi c’è un giorno (sì perchè arriva sempre quel giorno!!!) in cui dopo una cena, o una colazione in giro, dove il mix di latticini e glutine è stato davvero esagerato in cui il disgusto è così forte che basta CLICK. Si inverte la marcia.

pausa

C’è che serve un evento scantenante, un click, per fermare la rotta. E ri-cambiare.

C’è che serve davvero il click per invertire la rotta. Perché per quanto uno sappia cosa gli fa bene e cosa no, le abitudini sono dure a cambiare e ad una cena con gli amici è più facile cedere che restare sulle proprie gambe, ad una colazione fuori è più facile farsi tentare che restare sicuri (e sereni!) delle proprie scelte, e così via!

C’è che anche io sono vittima della vocina tentatrice interna che dice: “Perché dovrei mettermi sottopressione con un cambiamento?”, “La vita è già così complicata perché dovrei rinunciare ad un vizio o chiedermi di cambiare se non sono obbligato?”.

C’è che serve davvero un buon motivo per cambiare.

change is difficult

Qualsiasi cosa si voglia cambiare: abitudini, alimentazione, lavoro, compagnie. Molti vogliono dimagrire qualche kg, altri imparare l’inglese, altri magari cambiare lavoro… ma quanti poi dedicano al loro obiettivo tutte le loro energie?

Sì dai, insomma…vogliamo spesso tante cose ma davvero ci si impegna (con costanza) per poche. Quindi sì…serve un buon motivo, per dimagrire, per studiare, per lavorare. Un buon motivo persino per cambiare. E per mantenerla nel tempo quell’intenzione!

E come si trova allora un buon motivo? Molto spesso non basta “stare un po’ male”, stress, fastidi, problemi fisici non bastano  a far cambiare abitudini grandi o piccole: io mi intossico, sapendo di farlo. E questo mi fa rabbia, tanta, ogni volta, fino al click.

Ma in quest’ultimo mese il click è stato più forte e ho applicato con forza il mio metodo (ne parlo qui e qui) per mantenere le forza di questo cambiamento, perché il motivo buono per farlo ce l’ho (la salute vera!) e anche il click rivelatore (le piccole intossicazioni!).

Ogni giorno, ogni settimana va vissuta pienamente, disponendo di tutte le energie che si hanno, di tutta la forza e la lucidità possibile. Perché auto-sabotarsi con piccole o grandi abitudini che in realtà mi avvelenano?

cambiare

Io voglio avere pieno rispetto di me, del mio corpo, involucro prezioso che mi custodirà tutta la vita, e voglio mettermi nella condizione ogni giorno di essere la migliore versione di me stessa. Senza intossicazioni o avvelenamenti piccoli e costanti.

Io mi voglio bene e mi prendo cura di me, questo è il mio nuovo buon motivo!

 


1 Commento

Ma poi…viaggiare per lavoro è una cosa bella o brutta?

Domanda complessa con mille sfumature e per rispondere parlo del mio caso, di cosa è capitato a me, di come la vivo io.

Prima lavoravo in un azienda: un bel posto fisso, invidiato da molti, un’azienda apposto, e tutti i giorni stessa scrivania e stesso tragitto casa-lavoro. Facce, luoghi, progetti… Ed era per me…terribile!!!

lavorare 2Ora sono 7 anni che ho lasciato quel lavoro “fisso” e che sono invece un consulente, formatore e coach in diverse aziende, e giro come una trottola per tutta Italia e la mia risposta è : “una cosa bellissima!!“. Vedo tanti posti, conosco molte città, ho modo di sperimentarti in molti modi diversi, di gestire imprevisti, di capire come gira il mondo e come funziono io in quel mondo così veloce e così pieno di treni, voli, coincidenze, stazioni e occasioni da prendere.

Per farvi un esempio, solo negli ultimi 30 giorni ho preso 8 voli, 10 treni, 14 notti in hotel, molti taxi, molte cene da sola in posti e locali che non conosco. Città viste? Milano, Ostuni, Torino, Roma, ancora Ostuni e poi Roma, e infine Lecce.

Domani torno a casa. E stasera scrivo proprio da qua, da Lecce, da Mamma Elvira, mentre bevo un bicchiere di vino e sgranocchio Olive e Taralli (no, veramente i taralli li lascio nel simpatico vassoio perché il glutine non lo mangio, come sapete da qui).
viaggio

C’è chi pensa che prendersi un aperitivo, o cenare da soli, sia una cosa “brutta”. A me piace da impazzire!!! Non solo perché ormai ci sono abituata (e non mi fa più strano) ma perché è un modo meraviglioso di entrare nella realtà di una città, scegliere e infilarsi in un bar carino, sentire il dialetto, bere un vino locale, sentire di cosa parlano le persone o qual è il mood del posto e nel frattempo pensare, scrivere, leggere. Ho letto molti libri (prossimamente un post sui libri interessanti letti in viaggio) e scritto molti articoli dedicando tempo a me, alle mie riflessioni e credo che sia tempo prezioso, raro, importante.

Ci sono dei contro? Sì certo, se me lo chiedete nei giorni grigi direi “è terribile viaggiare tanto per lavoro!!”, è stancante stare con la valigia in mano, non avere una vita regolare nella propria città, dormire in posti sempre diversi non costruire routine e abitudini “normali” e a volte torno a casa letteralmente schiantata dal luna park delle trasferte ma quindi….

Qual è il mio verdetto finale sul lavorare in trasferta?

E’ bello, stimolante e offre uno spazio personale, lontano da tutti dove entrare in contatto con se stessi, ascoltarsi, pensare, non intontirsi di cose da fare o di aspettative da rispettare. Certo mettete in conto una vita stancante e anche che sì, si è soli, davvero soli, senza amici, colleghi, parenti e se questo non spaventa diventa un’occasione meravigliosa per uscire a cena…con se stessi. 

E questo è raro, utile…e prezioso. Volete un consiglio? Provateci.

Provate a uscire con voi stessi. Potreste trovarvi interessanti!

assertivo-1

 


2 commenti

Come si fa a cambiare le proprie “cattive” abitudini? E come diventare la versione migliore di se stessi?

Quando racconto agli amici quello che faccio la mattina loro…ridono!! Anzi alcuni ridono e dicono “tu sei matta!”, altri con tanto di sorriso e occhietti alzati al cielo esclamano “io non potrei mai perché non ho la tua forza di volontà”.

Tutte le volte che mi fanno questa osservazione sorrido ma sento l’amaro in bocca: NO, non lo faccio con s-forzo di volontà…. Ma con cura di me.

Andiamo per gradi: come si fa a stare bene davvero e a migliorarsi?  Qual è il segreto? Come si fa? E volontà o altro?

choose.JPG

Io credo che prima di parlare di COSA fare sia importante ragionare su COME si arriva a farlo.

Non è un atto di volontà ma ho solo voluto, deciso, pianificato e…fatto! Faccio con disciplina e continuità, e non con forza (o sforzo) di volontà.

E già perché per migliorarsi non serve ripetersi di continuo “devo dimagrire” o “dovrei fare sport” o “vorrei tanto imparare inglese” no, per migliorarsi serve prima un atto risoluto di coraggio: sceglierlo davvero!

Per me il percorso nasce ben prima di iniziare a fare delle cose (che sia la dieta, lo yoga, la corsa…) passa cioè da quattro azioni ben specifiche che possono durare 10 minuti in tutto oppure settimane ma sono necessarie, sia che stiate pensando di mettervi a dieta sia di diventare Amministratori Delegati della vostra nuova e futura società.

E il percorso è:

  1. VOLERLO (davvero)
  2. DECIDERLO (sul serio)
  3. PIANIFICARLO (concretamente)
  4. FARLO (con disciplina e non con sforzo)

Ma andiamo per gradi perché per ciascuna fase ci sono benefici potenzianti e…. inciampi! Molto spesso non si riesce a fare una cosa non perché non si è capaci, ma come effetto di un blocco nei passi precedenti, pensati frettolosamente o addirittura saltati.

Per fare un esempio semplice: non riesco forse a seguire una dieta (che sarebbe un problema del fare) se nel frigo di casa e nella dispensa non ho i cibi giusti (quindi problema di decisione e di pianificazione: aver fatto la spesa giusta!).

perche

  1. VOLERLO (davvero)

Io credo che per decidere di intraprendere un’azione di cambiamento serve prima di tutto un GRANDE PERCHE’!

Perché davvero lo vuoi fare? Qualsiasi nuova azione sia…perché farlo?!? Perché? Seguo l’esempio della dieta: perché davvero mettersi a dieta? Per perdere 3 kg? O perché si vuole stare avvero meglio con se stessi? Per mettere l’abitino che non entra più o perché ci si vuole sentire leggeri, sgonfi e tonici qualsiasi vestito si indosserà?

Di questo sto parlando: non c’è nessuna azione, tanto meno nessun cambiamento, che duri che non abbia un gran PERCHE’ sotto! Il mio è stato ammalarmi: scoprire la connettivite e il tumore, le rigidità muscolari continue e la paura di stare male ed è venuto spontaneo trovare una cura, una cura che funzioni a qualsiasi ora inizi!! Ma credo che non serva arrivare ad una grande malattia per farsi questa domanda!

Trovato il proprio grande perché ora sappiamo perché volerlo davvero e siamo davvero, dal mio punto di vista, a metà strada: se il perché tiene davvero…il resto sarà più facile! E siamo pronti al passo successivo…

2- DECIDERLO (sul serio)

Una volta che so perché voglio fare questa cosa serve coraggio e non tanto volontà: serve decidere di buttarsi. Decidere che qualsiasi cosa accada porterai avanti questa tua decisione.

Choose4.png

La mente mille volte ci farà dubitare della bontà di questa scelta: ci dirà che abbiamo altre priorità, o che non conviene, o che siamo troppo stanchi, che potremo rimandare ad un altro momento, che vedi alla fine non funziona davvero…e mille altre “giustificazioni” così. Quindi deciso il perché farlo è il momento di chiederci davvero se siamo decisi a farlo sul serio, comunque vada: cioè non una settimana o due, non solo se da buoni risultati subito, non solo se gli altri ci riconoscono la bellezza/utilità del nostro gesto.

Dobbiamo decidere che lo faremo sul serio anche se non ci saranno risultati, non ci arriveranno commenti positivi dagli altri, non saremo sempre super felici di farlo. Lo faremo comunque.

Stiamo decidendo con coraggio che avremo perseveranza, che continueremo a farlo a lungo termine. E credetemi questo è il punto critico. Spesso qui si sottovaluta l’effetto di tanti giudizi/commenti che facciamo noi verso noi stessi o gli altri rivolti a noi.

Io ho scelto di meditare, leggere e allenarmi ogni giorno, ogni mattina anzi, perché fa bene a me, anche se sembrerò matta, anche se mi costa fatica, anche se gli altri difficilmente capiranno, anche se significa perdere qualcosa della vita serale, e quindi amiche e fidanzati potrebbero lamentarsi del mio andare a letto presto. Ho deciso di farlo perché fa stare bene a me, a prescindere dai giorni in cui crederò che non vale la pena o altri mi diranno che sarebbe più divertente (e lo è!) fare altro! Ho scelto di essere costante, il che non significa sempre-sempre, in modo rigido, ma significa in modo continuo, a prescindere dai risultati.

Come va allora avanti la storia?

Per la pianificazione (3) e infine l’azione (4)…ci vediamo al prossimo post! E se vorrete scriverò anche qualche trucchetto o esercizio che ho usato per approfondire e “sbloccare” ciascuna fase!

“Se sapessero quanto tempo ho dedicato alla mia preparazione 

non direbbero che sono un genio”

– Michelangelo –


1 Commento

Tumore? Al via l’arte dell’improvvisazione!

La domanda è: nella vita è meglio la strategia o l’improvvisazione? Più efficace essere  pianificatori o navigatori a vista?

Avrei detto “essere strategici”… Prima. Oggi dico: giù dal piedistallo della perfezione!!

Oggi ho passato la giornata a disdire tutti gli appuntamenti presi per la prossima settimana, le trasferte, le aule, i pazienti. Tutto disdetto, rimandato. Perché mi chiama l’oncologa e mi dice che mi inserisce in un protocollo di indagine per le metastasi. Disdico tutto perché vince lei. Così oggi non so più se ha senso organizzare sempre tutto.

E infondo poi…. Mi sembra normale che accada così, ci sono quasi abituata. Che la malattia vince sui miei programmi, che stravolge l’agenda, modifica i piani e le priorità. 

E sorrido ripensando che tempo fa mi sono ritrovata anche a discutere a lavoro sul perché ho smesso di avere una pianificazione degli obiettivi annuale o biennale, sul come mai navigo a vista o prendo scelte “immediate” venendo meno a obiettivi professionali disegnati.

piedistallo

Oh sì certo lo so anche io che non si fa, si procede con un piano, una bussola e una cartina… Ma anche con il vento nelle vele. Non contro. Ho imparato che quando hai degli obiettivi di salute trimestrali del tipo “passare indenne il prossimo controllo tra 3 mesi” tutto il resto assume relativamente poca importanza. Obiettivi, sfide, progetti…

Tutto è magicamente positicipato ad un generico “dopo”. A un “dopo non so quando”, solo “dopo“, dopo che un medico avrà detto che “sono pulita”.

Fino a quel giorno mi prendo il diritto di navigare a vista, o di pianificare e disdire tutto e di fare colpi di testa e cambiamenti di rotta perché se non ho scelto io di avere un tumore posso almeno scegliere io di godermi la vita nel trimestre che intanto passa lì in mezzo.

Da lunedì a venerdì … Di nuovo in ospedale.

Infondo sabato compio 34 anni.

Coincidenze significative.

 


Lascia un commento

Gli effetti collaterali del tumore? +silenzio+solitudine-normalità

Continuo a pensarci. Al fatto che il tumore rende più soli. Sono passati 3 anni per me ma è ancora così.

Perché non è una cosa di cui parlare, con cui gli altri stanno volentieri in contatto, e non è una cosa con cui tu che ce l’hai stai volentieri in contatto.

Sì xche già di tuo ti senti un diverso, uno sfortunato, uno che ha una cosa che non voleva, e ti chiedi “perché proprio io?”.

Ed essere diversi diciamo che no, non è piacevole. Essere malati è un po’ come essere diversi, davvero non è una cosa che vuoi, che sei felice di avere, o di cui parli volentieri. Preferiresti essere rimasto nella categoria dei “normali”, ancora uno normale come tanti, senza vizi di fabbrica.

Gli altri poi…. Parlare delle malattie è difficile, fa aprire emozioni e finestre dolorose in ciascuno,e così meglio allora o non parlare, sviare, ignorare, o parlare “sopra”, del “fare”, della “cura”.

E così chi ha una malattia, un tumore, e già combatte la fatica, i dolori, i pregiudizi e la diversità…. Si trova che forse forse è meglio non parlarne, o se proprio deve parlarne poco, in modo concreto razionale, operativo e lucido. L’importante è che sembri capace di “stare tranquillo, che tanto tutto si sitema”.

Così la tristezza, la paura, il dolore restano là in un angolo buio di te, in uno scrigno che via via diventa sempre più nascosto dentro di te, e inaccessibile al fuori.

E meno ne parli, più diventa pieno quello scrigno. Pièno stracolmo, eppure invisibile. È così alla fine ti senti solo, perchè le persone magari provano a starti vicino ma senza sapere davvero come stai, senza poterti vedere davvero: un po perché loro fanno a modo loro, e un po perché tu (io) tieni tutto nascosto e continui a far credere che va tutto bene ed è tutto sotto controllo.

È così te ne stai lì, con le tue illusioni, il tuo scrigno di paure, i tuoi sogni e la tua diversità. Perché sì, tutti hanno paure sogni e diversità ma…. Il tumore…. Beh lui ti rende un portatore di solitudine. 

Tumore=solitudine+silenzio-normalità

… il tumore, e il timore, rendono portatori sani di scrigni. Pieni, fragili, ricchi, dolorosi, preziosi.




Lascia un commento

La vita è un treno. Cosa metto in valigia?

Guardo la mia agenda di queste settimane: Roma-Milano-Alghero-Torino-Palermo-Rende. Si persino Rende, che fino a questo progetto non sapevo neanche dove fosse. E invece è in Calabria. E una dietro l’altra, ogni giorno si cambia città.

C’è che prendo treni e aerei di continuo. C’è che il mio lavoro mi piace molto ma che forse… Ho raggiunto il limite.

Già il limite: questa cosa che io ignoro, mi illudo che a me non tocchi, che non ho limiti, che io posso fare tutto. Questa è l’illusione che metto in valigia insieme a vestiti, tacchi, PC e libri.

Continuo a ignorare i segnali del corpo, i dolori qua e là, la stanchezza serale, gli occhi sempre secchi, le ginocchia dure e le mani pietrificate.

Le ignoro fino a che, in un giorno come ieri, un immunologo mi guarda serio e mi dice che “devo smetterla!”.

Smetterla di fare finta che “guarirò così, senza far niente, facendo passare il tempo”, “guarirò con la psicoterapia”,sì infondo “guarirò un giorno, quasi un po’ come per magia”.

Infondo io continuo a fingere, a credere che sono come prima, forte come prima, giovane come prima, 30enne come prima. Come tutti i 30enni pieni di forza ed energia.

La verita è che senza tiroide non sono più la stessa, l’Èutirox non è e non sarà mai più come gli ormoni “naturali”, il mio metabolismo è cambiato, la mia stanchezza “senza controllo” è cambiata. 

C’è che non posso ignorare gli effetti a medio lungo termine dell’assenza di tiroide, di un carcinoma, di uno squilibrio immunitario, di una connettivite che no, non passerà per magia. Non posso ignorare gli effetti di 3 anni così, densi e appiccicosi e collosi che mi hanno profondamente cambiata, dentro e fuori.

C’è che mi illudo, ancora, che su e giù tra treni e aerei, tra progetti interessanti e creativi, la vita è solo bella e che la malattia passì così, sfumata tra le nuvole, sparpagliata in giro, qua e là, lontana da me. 

La verità è che lei è  tutta qui, dentro di me, sempre con me, pronta ad ogni partenza e attenta ad ogni ritorno. 

Non posso più….ignorarla. Tra un treno e l’altro è giunto il momento che io pensi a me, e alla mia cura.

La vita è un treno, sì, pieno di magia e illusioni, opportunità e stanchezze. 

Forse però posso scegliere l’andatura a cui spingermi senza sparpagliarmi io in giro.


Lascia un commento

La settimana della volontà, dei saputelli e dei semini infiniti.

Eccomi. A Roma. Sul mio divano mentre fuori sembra stia per arrivare il diluvio universale.

Intanto penso: finalmente è sabato. Finalmente un po’ di tempo, lento, a casa, da sola.

E’ stata una settimana difficile, a Milano per 4 gg, molto carica, molto VeloceVeloce, lavoro, impegni, riunioni, incontri, amiche, serate, aperitivi e chiacchiere fino alle due del mattino.

È stata una settimana dura per la mia determinazione. Non la mia direttamente, che per me è sempre alta, ma per la considerazione che ho di lei, di loro: della determinazione, dell’impegno e della forza di volontà.

Immagine

In questa settimana riassumendo i mohito, gli allenamenti, le Zene, un fratello e una psicoterapeuta… le mie orecchie hanno sentito molte cose.

Procedo più o meno in ordine cronologico:

  1. tutto quello che c’è intorno a me è frutto delle mie percezioni/interpretazioni, cioè le creo con la mente
  2. la mia mente, le mie credenze e atteggiamenti generano la mia realtà, e generano allora sia le cose belle che quelle brutte
  3. ergo: mi sono generata un tumore. Grazie a credenze e atteggiamenti poco “funzionali”
  4. i tumori vengono a causa di un’alterazione nel DNA di una cellula che poi si riproduce in modo disfunzionale e salta anche il programma di autodistruzione. Per cui si altera e si duplica all’infinito. E questo non è un bene. E sui programmi di alterazione e duplicazione del DNA ancora non si sa molto. Ma la “scienza” crede che abbia poco a che fare con “le credenze”
  5. però c’è anche chi dice che forse è un bene che si crea, che è una risposta adattiva del corpo e che anzi…andrebbe lasciato “decorrere”
  6. che la determinazione e l’impegno con cui ho lavorato in questi ultimi anni, con un atteggiamento troppo “VeloceVeloce” e carico di responsabilità, ha causato la Connettivite e il tumore
  7. che lo stress è l’origine di tutto, il cortisolo (un ormone) darebbe origine a tutto: stanchezza ma anche euforia, e i troppi anticorpi nel sangue, i kg di troppo e anche il tumore
  8. che c’entra la genetica, anzi forse l’epigenetica
  9. che c’entra la chimica, gli ormoni e le medicine
  10. che lo stress fa brutti scherzi
  11. che se oggi ingrasso è per via delle cure ormonali, ah no dello stress, ah no del fatto che mangio e bevo troppo, ah no, del fatto che continuo ad avere nella mente delle “credenze giudicanti” verso me e verso tutti per cui costruisco un’immagine di me con un corpo “sbagliato” per potermi poi giudicare, quando si manifesta in realtà proprio quello che non voglio
  12. che sto bene solo quando mi muovo, perché mi carico, e che invece quando mi fermo cado nella lentezza, stanchezza e depressione, e mi sento scarica. Ma è tutto un atteggiamento e un carattere poco “efficace” a lungo termine
  13. che mi alleno perché mi fa sentire bene, ma in realtà siccome mi carica troppo, anche quello potrebbe essere un “troppo” che mi stressa…e che quindi…mi farà male. Io mi alleno perché mi piace, e mi fa stare bene (così almeno a me pare!) e perché mi hanno insegnato che se uno vuole dimagrire deve mangiare in modo attento e fare attività sportiva. Quindi mi alleno con costanza perché credo che mi porti a dei risultati. Ma forse qualcuno dice i risultati arriverebbero di più se stessi a riposo, come farebbe l’amica mia più pigra…
  14. che è proprio il mio atteggiamento di sfida costante, la determinazione e la forza di volontà continua a stressarmi, quindi a farmi ammalare, quindi a farmi venire il tumore.
  15. che forse ho parlato con troppe persone diverse. Bevendo troppo con ciascuna di loro!!

Immagine

Ne esco quindi confusa, triste e arrabbiata. Troppe cose e troppo diverse, troppi a parlare come se fosse “chiaro”, ciò che a me, che lo vivo da dentro, chiaro non è.

 

Ecco quindi che in questa settimana ho sentito tante cose ma capite solo 3:

 

  1. Mi serve capire meglio alcune cose, e quindi mi leggerò “Biologia delle credenze” di Lipton, “Super brain” di Chopra, qualcosa di Hamer e la sua “nuova medicina germanica” e poi magari vedere “Bleep
  2. Devo rallentare con la “forza di volontà”. Ho sempre creduto che “impegno+azioni=risultato”. Forse dovrei trovare un altro modo di “stare in queste scarpe, su questo mondo oggi”. Peccato solo che io non so come si faccia in un altro modo a stare, perché per 30 anni ho creduto che la forza di volontà fosse una qualità, che sfida, intenzionalità, forza e impegno fossero gli ingredienti per affrontare tutto, anche le difficoltà; e non che le creassero. Quindi sì, forse dorò trovare un altro modo di fare le cose. Ma non so quale cavolo sia, conoscevo quello, mi piaceva e mi dava risultati. Ora cosa significa trovare un altro atteggiamento?!?
  3. Forse devo chiedere a qualcuno di aiutarmi. Forse per questo ho parlato con tante persone in questa ultima settimana. Ma dati i tanti punti di vista, neuroscienze, bioenergetica e biomedica, medicina dello sport, stregoneria varia ed endocrinologia…. forse mi ci vorrebbe uno specialista di “benessere olistico”…ah si forse in giro ne esiste anche qualcuno. Ma sono stanca di chiedere a qualcuno di dirmi cosa posso fare per stare bene. Mi tocca, per fortuna o per tortura, trovare da me le mie risposte, il mix di azioni da fare, la dose giusta di forza di volontà, le credenze a cui credere. (Sperando che poi, se è vero quello che qualcuno dice, generino un mondo intorno e dentro di me che mi piaccia!)

Immagine

Torniamo al punto, tanto fastidioso da sentire e scrivere: tutti parlano e hanno un’opinione che presentano come “certa”. Forse è anche vero che tutti hanno un pezzo di verità in mano ma poi si comportano come fosse LA verità. E forse più che scienza diventa “religione”.

E tutti si comportano come se “appiccicata una spiegazione certa della materia malattia/salute” il malato si senta “apposto”, chiarito e consapevole, perfino curato dalla certezza più forte.

Invece no, chiedo a tutti i saputelli di questo mondo abbiate molto rispetto quando dite a voce alta la vostra verità, forse è una certezza per voi, meno per altre orecchie, che stanno ancora cercando.

Cercherò le mie risposte, sperando di non trasformarmi in una saputella. Intanto cerco l’amica mia più pigra….e mi faccio insegnare qualcosa.

Immagine

“Tutti sanno contare i semi in un frutto, ma nessuno sa dire quanti frutti generanno da uno di quei semi. “ D. Chopra