Lento Lento Veloce Lento

A quale ritmo va il benessere?


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Come si fa a cambiare le proprie “cattive” abitudini? Come diventare la versione migliore di se stessi? – PARTE 2

Ed eccoci alla seconda parte del post…come si fa a cambiare le proprie (cattive)abitudini e a diventare la versione migliore di se stessi?

 Dicevamo che questo percorso di cambio-abitudine (di cui abbiamo iniziato a parlare qui) è adatto a qualsiasi tipo di comportamento ci venga in mente: dall’iniziare la dieta, al cominciare a correre, all’iniziare a studiare una lingua, all’impegnarsi in più (o in meno!) in un lavoro! E’ un processo composto da 4 passi, tutti importanti e propedeutici al successivo, cioè se non ho trovato un buon perché è meglio che non vado avanti, o se ho un buon motivo ma non ho deciso di farlo comunque vada, con continuità a prescindere dai primi risultati, mi conviene pensarci su ancora un po’ piuttosto che iniziare a fare qualcosa di nuovo e poi…fermarmi perché ho perso voglia e intensità!

Ogni passo è importante, una volta raggiunta una tappa….si può scivolare nel passo successivo con maggiore probabilità di successo e di non tornare indietro come il gambero!

Ecco il percorso di cambio-abitudine:

  1. VOLERLO (davvero)
  2. DECIDERLO (sul serio)
  3. PIANIFICARLO (concretamente)
  4. FARLO (con disciplina e non con sforzo)

1 e 2 li abbiamo trattati qui e siamo arrivati (almeno nel mio caso a dire) che voglio stare bene, voglio prendermi cura di me perché mi sono ammalata e voglio in futuro abitare il mio corpo in modo più consapevole e responsabile, è la casa in cui abiterò ogni giorno e mi voglio trattare bene, meglio ogni singolo….(il perché quindi ce l’ho) e ho scelto di farlo sempre, ogni giorno, con tutti gli strumenti che mi possono servire. Ho deciso di farlo a prescindere dal commento che fanno gli altri, di farlo anche quando sarò stanca e non mi andrà, di farlo anche se non ci sono risultati subito. Ho capito cosa voglio davvero e perché, e ho deciso di farlo con costanza, senza se e senza ma. ora è venuto il momento di andare avanti…she-disegned

  1. PIANIFICARLO (concretamente)

Bene, abbiamo capito perché farlo e deciso di farlo davvero. Ora è il momento di organizzarsi per renderlo possibile: cioè fare in modo che l’intenzione e la scelta trovino terreno reale di concretezza. Se decido che domani inizio la dieta oggi organizzo la spesa e i pasti cosicché domani non avrò scuse: posso davvero farlo, è reale!

Quindi se ho deciso che mediterò, leggerò e mi allenerò ogni giorno, devo iniziare a chiedermi come lo farò davvero nella realtà: quando starò a casa mia a Roma, ma anche quando sarà in vacanza o fuori in trasferta per lavoro. Ho deciso che lo farò comunque quindi…serve pianificarlo bene.

 

Significa che, se penso alla palestra (per l’allenamento) realizzo che andrebbe bene solo se sono a Roma, quindi significa che, per le trasferte, dovrò sempre cercare hotel con la palestra inclusa oppure più semplicemente significa potermi allenare da sola, sul pavimento di qualsiasi camera, per 10-15 minuti. Significa chiedersi quindi cosa fare: allenamento funzionale o yoga e magari scaricare dei video da Youtube o cercare esercizi facili da poter riprodurre solo con un tappeto o un asciugamano a terra. Così non ho scuse, posso davvero farlo sempre a prescindere da dove sarò: è organizzato/pianificato in modo tale che davvero posso allenarmi ogni mattina, ovunque io sia.

E così (sempre seguendo il mio caso come esempio) per la meditazione o la lettura significa trovare gli accorgimenti per renderlo concreto e fattibile (e pianificabile) ogni giorni: dalle App sul cellulare per meditare, ai libri digitali sul Kindle…. Qualsiasi cosa renda possibile il vostro obiettivo di cambiamento.

in conseguenza poi alla decisione che mi voglio bene ogni giorno, e lo farò ogni giorno, ho anche pianificato che, per poterlo davvero fare ogni giorno, dovrò meditare e allenarmi ogni mattina prima del lavoro (così so che avrei sempre tempo, mentre se lo faccio la sera è più a rischio dei cambiamenti giornalieri) e leggerò invece ogni sera, prima di andare a dormire diminuendo TV o social vari.

Ho trovato il perché, deciso di farlo e mi sono organizzata per non avere scuse: per farlo davvero in modo continuo!

motivazione

  1. FARLO (con disciplina e non con sforzo)

Solo ora è il momento di iniziare a Fare quell’azione decisa. Ora, non prima: prima significherebbe secondo me esporla ad un più probabile fallimento perché manca qualcosa e cioè un vero perché (che alimenta la motivazione), una vera decisione duratura (che alimenta la costanza e la perseveranza) e una vera organizzazione (che consente la reale pianificazione e attuazione quotidiana)!

 

Ora significa fare quello che si è deciso: per me alzarsi un’ora prima e meditare e allenarsi. E andare a dormire un’ora prima rinunciando al resto, per leggere un po’ e dormire meglio!

Farlo è solo la conseguenza di una serie di scelte prese prima, non è forza di volontà o sforzo, è disciplina applicata ad un buon perché!

E cari amici ripeto…non sono matta, né dotata di energia sovraumana….ho solo scelto che mi fa bene, è importante per me, mi migliora ogni singola giornata, ho deciso di farlo ogni giorno e mi sono organizzata per riuscirci! Riuscirci così è più facile,  e quando non ci riesco (sì! qualche giorno salto a dimostrazione che non è uno sforzo di volontà, e in questi giorno non è un dispiacere, so che succede ma che la normalità è continuare a farlo…il piano complessivo non è messo in discussione. Lui persiste sempre!

“Non puoi chiamare il vento ma puoi tenere aperte le finestre” – B.Lee

Nei prossimi post vi racconterò come sono arrivata a decidere di praticare la mia miracle morning mattutina, quale routine alla fine ho strutturato per me e cosa ho letto/studiato e applicato per arrivare a quello che faccio ora. E se vi interessa scriverò anche di qualche trucchetto o esercizio usato per approfondire e “sbloccare” ciascuna fase o su come faccio poi a incastrare tutto in una vita direi…passata su e giù tra treni e aerei, o in giro per l’Italia!

Eh no…confermo ancora: non sono matta! =)

 

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Ricominci-amo. Da qui.

Ecco, ci sono momenti come questi, in cui tutto ricomincia. E io rimango …attonita.

Mi capitano spesso, proprio a settembre questi momenti, quando ci sono i riavvii delle attività dopo l’estate. E mi chiedo spesso cosa fare, che anno sarà, cosa è più giusto seguire, a quali progetti dedicare energie e tempo e quali invece…chiudere.

Mi sento un po’ coraggiosa, un po armata, e un po’… in gabbia!

pesce-squalo

C’è che non sono mai stata brava a scegliere: da quale scarpe mettere a quale colore di maglione indossare, dagli esami opzionali dell’università ai fidanzati..al lavoro. C’è che tutto mi sembra interessante, piacevole, stimolante. E anche se avverto che è impegnativo o poco piacevole…la verità è che sento sempre quel campanello che suono: la sfida. Ogni cosa nuova per me è una sfida: un gioco che inizia con “ce la farò?”. E la risposta dentro di me è sempre “Sì, buttati”. Fare tante cose è sempre stata la ricetta della mia esistenza.

  • “Se abbiamo paura di essere, di vivere, possiamo mascherare questa paura intensificando il nostro fare. Più siamo occupati, meno tempo abbiamo disponibile per sentire, essere, vivere.” – A. Lowen

Ora è settembre e da più fronti, lavorativo e personale, mi arrivano domande chiare: “Cosa vuoi fare? Su cosa vuoi concentrarti? verticalizza…focalizza…allinea…investi….” …e io rimango così seduta sul divano, tazza di caffè bollente accanto, agenda aperta, pc acceso…business plan bianchi davanti a me… e sento che ci sono troppe spinte dentro di me, troppi obiettivi, troppe idee, troppe cose.

Io non voglio più essere occupata in tante cose, io voglio essere impegnata in cose di valore. E allora c’è questo, che forse per quest’anno la cosa che più voglio imparare è prendere la vita con leggerezza.

leggerezza

Basta con il perfezionismo, la sfida, e il voler arrivare dappertutto. Forse basta anche pensare a come fare ogni cosa, all’effetto di ogni cosa, a se conviene o no, se è seria o no, se.

E così sono tornata a scrivere proprio qui. Uno spazio a cui penso spesso, con cui litigo e faccio pace. Uno spazio che amo. Qualsiasi sia il suo futuro.

Ricominci-amo.

zen2


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“Dare il massimo è il minimo” o “Tornare all’essenziale e non sforzarsi”?

Questo è il dubbio di stamattina.

Onestamente sembra strano iniziare l’anno con un forte invito al non sforzarsi. Almeno per me.
Sono stata abituata a pensare – ed educata a farlo – che dare il massimo sia il minimo. La base di partenza. Mi confondevo rispetto alla crudeltà di questa regola dicendomi che era un atteggiamento che andava al di là del risultato. Potevo anche fallire ma l’importante era che avessi fatto il possibile.

In realtà, con il tempo ho capito che era come costringersi a mettere nella parte in alto dell’armadio le cose che si usano tutti i giorni. Per prenderle devi allungarti al massimo. E dopo un po’ la faccenda diventa davvero stressante.

Solo che, poi ti ammali e hai tanto tempo per pensare e nella convalescenza tutto è amplificato. Incluso che volevo comprendere come ero arrivata a quel punto. E ho capito che la tendenza a dare il massimo aveva avuto un ruolo dominante.

“La nostra propria esistenza si svolge sotto le stelle dell’incertezza,
e in noi c’è costantemente il timore di non riuscire a fare qualcosa dei nostri talenti e delle nostre ambizioni.”
O. Lagercrantz

In realtà quelle sopra non sono parole mie, ma l’inizio di un articolo pubblicato oggi da Nicoletta Cinotti sul suo blog di Bioenergetica e Mindfulness. Ma potrebbero benissimo essere le mie…per questo le riprendo, così come il resto dell’articolo. Molti temi trattati sono i miei, la forza di volontà, l’ammalarsi, la dissociazione mente-corpo, la convalescenza, le nuove scelte di lavoro, il tempo per sé, il silenzio, il bisogno di ridefinirsi e di lasciarsi accadere, coltivarsi l’anima (e l’agenda) come un giardino, il dialogo. E i propri soft spot, punti morbidi.

Vi lascio tutto l’articolo e se vi va prendetevi una tazza di the e 5 minuti per pensar-si.

http://nicolettacinotti.net/la-disciplina-dellessenziale-ovvero-non-sforzarsi/

Buona domenica, lenta-lenta!

Silvia

“La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta”.
A.Lincoln


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Meglio o Peggio. A dita incrociate.

Sono uscita da due giorni. Dopo la radioterapia e 10 gg di isolamento a casa. Oggi finalmente posso passeggiare per le strade di Roma, oggi sono libera.

meglio o peggio?

meglio o peggio?

Tutti mi chiedono se è stato peggio l’anno scorso o quest’anno. Il fatto che questa volta mi abbiano fatto una dose 4 volte maggiore dovrebbe già chiarire molti dubbi. Eppure…molti me lo chiedono. Dunque ora rispondo: è stato peggio?!?

Più che del dolore fisico io parlerei del fatto che è una terapia lenta e con la stessa lentezza succhia anima. Mentre lentamente, senza più ormoni, ti fa addormentare, ti prende le energie, ti asciuga gli occhi e la bocca, ti fa bruciare e gonfiare, trasforma il gusto di qualsiasi cosa in amaro e altera via via tutti i senti…. ecco, mentre lei fa questo, tu perdi “il segnale” con te stessa.

Ti prende l’anima e te la ridà dopo qualche giorno, quando rincolli uno per uno al corpo i sensi e le sensazioni; e quando tutti ti chiedono “Com’è stata, meglio o peggio dell’anno scorso?“.

E tu, io cioè, riesco solo a pensare con una buona dose di sorpresa che… non ti ero posta questa domanda, ne prima ne durante. Perché il punto non sono gli effetti collaterali della radioterapia o quanto dolore fa, lì, mentre la fai, (e quindi proporzionarli rispetto alla volta precedente); il punto doloroso è doverla fare. E più ancora doverla rifare. Non importa se farà più o meno male fisicamente, fa male perché sai che non hai ancora finito; sai che la guerra dentro di te è ancora in atto.

Prende l’anima sapere di combattere una cosa che cresce dentro di te e che, nessuno sa bene perché arriva o come farla smettere. Tutti sperano, con te, che quel trattamento funzioni ma…si sta tutti con le dita incrociate.

E sotto questo punto di vista, la volta scorsa è uguale a questa. Si prende l’anima facendoti cadere in uno stato di sonno vigile costante e duraturo…. e si timone sospesi, con le dita incrociate. Fino alla frase del medico: “Sembra andata bene, non ci sono metastasi a polmoni e ossa“. E poi ne aggiunge un’altra: “Prossimo controllo tra tre mesi“.

Allora lì ti ridanno l’anima. Ma con una nuova data di scadenza, corta, per di nuovo trattenere il fiato e incrociare le dita. Tocchi di nuovo terra, fino alla prossima sospensione.

Questa volta quindi è stata dolorosa, per la mente e per il corpo, proprio come l’altra volta; solo che ci sono arrivata con un anno in più di stanchezza, di fiato trattenuto e di dita incrociate. Stanca di condurre tante battaglie, di non sapere chi vince, ma di continuare a combattere. Tutte battaglie dolorose, coraggiose, e speriamo… vinte.

Con i piedi per terra…in libertà...

Con i piedi per terra…in libertà…

E ora…mi godo la libertà di restare con i piedi per terra e respirare.

Take care!


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il blocco della scrittrice

Per un po’ non sono riuscita a pubblicare niente. Ho avuto qualche mese di strano blocco dello scrittore…
Avevo pensato al blog come strumento per condividere percorsi verso il benessere… e che quindi, una volta fatta la fatica di raccontare pubblicamente il passaggio difficile dello scorso anno,  avrei scritto solo di cose “belle”. Non avrei dovuto parlare di attimi difficili, ma solo di una ripresa, magari a tratti lenta o veloce, ma comunque una ripresa.
Invece tra giugno e luglio, mentre off-line procedo con i controlli, qualcosa si incrina…cominciano i dubbi sulla salute, qualche numero sulle analisi del sangue che si sballa, qualche espressione perplessa sul volto della dottoressa, qualche accertamento in più che mi viene richiesto….e sì, mi sono fermata!

prendiamoci del tempo…

prendiamoci del tempo…

16 giugno 2014. Corridoio. Seduta. Davanti ad una porta chiusa con dei fogli appoggiati sulle gambe e una busta gialla porosa che li racchiudeva tutti.
Dovevo ritirarle per forza queste analisi. Da 10 giorni facevo finta di “dimenticarmi”.
Perché tanto erano solo controlli, perché tanto potevo “stare tranquilla” perché tanto “va tutto bene”… O forse perché avevo un brutto presentimento.
E sono qui a guardarle, la testa in aria, le gambe sconnesse dal corpo, il galleggiamento nel tempo e nello spazio in atto perché sì, è così, un valore è aumentato. E non doveva. Doveva restare 0.
Ma ok…è aumentato di poco, quindi non significa niente. Magari mi sto allarmando per niente. Quel tessuto rimasto li, in gola, quei pochi millimetri di (ex)tiroide, è vivo.
Non credo sia un bene ma magri sbaglio.
E ora sono qui ad aspettare che la dott, dietro questa porta, mi spieghi che fare. Se aspettare, agire, fare di nuovo.
Finisce che sì, va tutto bene….ma è complicato. Questo tipo di carcinoma follicolare è…aggressivo e raro e merita attenzioni diverse.
Aspettiamo, ripetiamo le analisi e l’ecografia e capiremo meglio cosa fare.

7 luglio 2014. Venerdì mi richiama la dott.ssa, sono pronte le analisi e mi chiede di vederci urgentemente. Ci vediamo lunedì ma già so come andrà la conversazione. Nessun medico ti chiama prima dicendo nella stessa conversazione “urgentemente” e “valutiamo” per darti poi solo buone notizie.
E così vado, lunedì mattina.
E dovrò fare quello che non voglio fare.
Di nuovo una radioterapia.
A settembre, dopo le ferie,
Così ho un blog che parla di benessere, ma non riesco a scrivere perché dovrei scrivere che sto male. O che starò per stare male. Ma non voglio mentire quindi…non dico niente.

lunedì: si inizia!

lunedì: si inizia!

8 settembre: lunedì. iniziare a fare quello che non voglio fare. Medicina Nucleare. Ospedale di Busto Arstizio.

9 settembre: oggi. Decido che è il momento di uscire dal blocco. Stare con quello che c’è, significa anche restare sinceri. Forse anche questo è benessere, forse accettare questa cura è un altro passo di benessere.


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La settimana della volontà, dei saputelli e dei semini infiniti.

Eccomi. A Roma. Sul mio divano mentre fuori sembra stia per arrivare il diluvio universale.

Intanto penso: finalmente è sabato. Finalmente un po’ di tempo, lento, a casa, da sola.

E’ stata una settimana difficile, a Milano per 4 gg, molto carica, molto VeloceVeloce, lavoro, impegni, riunioni, incontri, amiche, serate, aperitivi e chiacchiere fino alle due del mattino.

È stata una settimana dura per la mia determinazione. Non la mia direttamente, che per me è sempre alta, ma per la considerazione che ho di lei, di loro: della determinazione, dell’impegno e della forza di volontà.

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In questa settimana riassumendo i mohito, gli allenamenti, le Zene, un fratello e una psicoterapeuta… le mie orecchie hanno sentito molte cose.

Procedo più o meno in ordine cronologico:

  1. tutto quello che c’è intorno a me è frutto delle mie percezioni/interpretazioni, cioè le creo con la mente
  2. la mia mente, le mie credenze e atteggiamenti generano la mia realtà, e generano allora sia le cose belle che quelle brutte
  3. ergo: mi sono generata un tumore. Grazie a credenze e atteggiamenti poco “funzionali”
  4. i tumori vengono a causa di un’alterazione nel DNA di una cellula che poi si riproduce in modo disfunzionale e salta anche il programma di autodistruzione. Per cui si altera e si duplica all’infinito. E questo non è un bene. E sui programmi di alterazione e duplicazione del DNA ancora non si sa molto. Ma la “scienza” crede che abbia poco a che fare con “le credenze”
  5. però c’è anche chi dice che forse è un bene che si crea, che è una risposta adattiva del corpo e che anzi…andrebbe lasciato “decorrere”
  6. che la determinazione e l’impegno con cui ho lavorato in questi ultimi anni, con un atteggiamento troppo “VeloceVeloce” e carico di responsabilità, ha causato la Connettivite e il tumore
  7. che lo stress è l’origine di tutto, il cortisolo (un ormone) darebbe origine a tutto: stanchezza ma anche euforia, e i troppi anticorpi nel sangue, i kg di troppo e anche il tumore
  8. che c’entra la genetica, anzi forse l’epigenetica
  9. che c’entra la chimica, gli ormoni e le medicine
  10. che lo stress fa brutti scherzi
  11. che se oggi ingrasso è per via delle cure ormonali, ah no dello stress, ah no del fatto che mangio e bevo troppo, ah no, del fatto che continuo ad avere nella mente delle “credenze giudicanti” verso me e verso tutti per cui costruisco un’immagine di me con un corpo “sbagliato” per potermi poi giudicare, quando si manifesta in realtà proprio quello che non voglio
  12. che sto bene solo quando mi muovo, perché mi carico, e che invece quando mi fermo cado nella lentezza, stanchezza e depressione, e mi sento scarica. Ma è tutto un atteggiamento e un carattere poco “efficace” a lungo termine
  13. che mi alleno perché mi fa sentire bene, ma in realtà siccome mi carica troppo, anche quello potrebbe essere un “troppo” che mi stressa…e che quindi…mi farà male. Io mi alleno perché mi piace, e mi fa stare bene (così almeno a me pare!) e perché mi hanno insegnato che se uno vuole dimagrire deve mangiare in modo attento e fare attività sportiva. Quindi mi alleno con costanza perché credo che mi porti a dei risultati. Ma forse qualcuno dice i risultati arriverebbero di più se stessi a riposo, come farebbe l’amica mia più pigra…
  14. che è proprio il mio atteggiamento di sfida costante, la determinazione e la forza di volontà continua a stressarmi, quindi a farmi ammalare, quindi a farmi venire il tumore.
  15. che forse ho parlato con troppe persone diverse. Bevendo troppo con ciascuna di loro!!

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Ne esco quindi confusa, triste e arrabbiata. Troppe cose e troppo diverse, troppi a parlare come se fosse “chiaro”, ciò che a me, che lo vivo da dentro, chiaro non è.

 

Ecco quindi che in questa settimana ho sentito tante cose ma capite solo 3:

 

  1. Mi serve capire meglio alcune cose, e quindi mi leggerò “Biologia delle credenze” di Lipton, “Super brain” di Chopra, qualcosa di Hamer e la sua “nuova medicina germanica” e poi magari vedere “Bleep
  2. Devo rallentare con la “forza di volontà”. Ho sempre creduto che “impegno+azioni=risultato”. Forse dovrei trovare un altro modo di “stare in queste scarpe, su questo mondo oggi”. Peccato solo che io non so come si faccia in un altro modo a stare, perché per 30 anni ho creduto che la forza di volontà fosse una qualità, che sfida, intenzionalità, forza e impegno fossero gli ingredienti per affrontare tutto, anche le difficoltà; e non che le creassero. Quindi sì, forse dorò trovare un altro modo di fare le cose. Ma non so quale cavolo sia, conoscevo quello, mi piaceva e mi dava risultati. Ora cosa significa trovare un altro atteggiamento?!?
  3. Forse devo chiedere a qualcuno di aiutarmi. Forse per questo ho parlato con tante persone in questa ultima settimana. Ma dati i tanti punti di vista, neuroscienze, bioenergetica e biomedica, medicina dello sport, stregoneria varia ed endocrinologia…. forse mi ci vorrebbe uno specialista di “benessere olistico”…ah si forse in giro ne esiste anche qualcuno. Ma sono stanca di chiedere a qualcuno di dirmi cosa posso fare per stare bene. Mi tocca, per fortuna o per tortura, trovare da me le mie risposte, il mix di azioni da fare, la dose giusta di forza di volontà, le credenze a cui credere. (Sperando che poi, se è vero quello che qualcuno dice, generino un mondo intorno e dentro di me che mi piaccia!)

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Torniamo al punto, tanto fastidioso da sentire e scrivere: tutti parlano e hanno un’opinione che presentano come “certa”. Forse è anche vero che tutti hanno un pezzo di verità in mano ma poi si comportano come fosse LA verità. E forse più che scienza diventa “religione”.

E tutti si comportano come se “appiccicata una spiegazione certa della materia malattia/salute” il malato si senta “apposto”, chiarito e consapevole, perfino curato dalla certezza più forte.

Invece no, chiedo a tutti i saputelli di questo mondo abbiate molto rispetto quando dite a voce alta la vostra verità, forse è una certezza per voi, meno per altre orecchie, che stanno ancora cercando.

Cercherò le mie risposte, sperando di non trasformarmi in una saputella. Intanto cerco l’amica mia più pigra….e mi faccio insegnare qualcosa.

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“Tutti sanno contare i semi in un frutto, ma nessuno sa dire quanti frutti generanno da uno di quei semi. “ D. Chopra


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Mai più con…e mai più senza….

“Mai più con” e “mai più senza…”.. il glutine

Inizio la sezione dedicata alla parte dell’alimentazione “buona” seguendo quello che è stato il mio percorso. E la mia storia del “con e senza glutine” è iniziata 5 anni fa quando un nutrizionista mi aveva chiesto non tanto di stare a dieta quanto di mangiare senza glutine.

Ecco… la reazione era stata: “Noooo, ora mi devo privare di tante cose buone tipo pane, pasta, piazza?!??!? ”. Ma ok, ho fatto come chiedeva e ho tolto da casa, e dalle mie giornate, tutti i cibi contenenti questa meravigliosa proteina. Ero una sfigata intollerante, una che nei ristoranti e al supermercato deve cercare le etichette “gluten free”.

Le emicranie passano, la pelle migliora, la mattina mi sveglio senza la bocca amara e gli occhi appiccicati. E non mi gonfio più quando mangio quindi… ecco qua, in effetti il suo beneficio ce l’ha, e quindi vale il sacrificio!

Ma lo spirito stoico è durato poco… perché pranzo al bar fuori dal lavoro, faccio magari colazione in giro, ceno o prendo un aperitivo con gli amici e … non ce ne è, uno sfizio oggi, uno strappo domani e… nell’arco di qualche mese torno a mangiare glutine regolarmente.

E’ difficile privarsi di una cosa, soprattutto quando questa è buona, buona come la pasta, la focaccia, la pizza, il dolcetto. Buono come il kinder cereali, di cui ero una drogata.

Privarsi di una cosa è difficile, se è buona è impossibile. E farlo pubblicamente è ben peggio: gli altri mangiano normale, mangiano tutto, e io invece? Io sono quella sfigata che si deve limitare, si deve privare! Dopo un po’ non ce l’ho fatta e sono tornata a mangiare “tutto”.

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Poi se avete letto qui saprete che scoprire di avere un tumore e curarlo ha portato con se un lungo periodo fatto di controlli e accertamenti medici. Sembrava prima io avessi la celiachia, proprio per via di certi sintomi, ma la gastroscopia ha dato esito negativo, op meglio, intermedio. Vi tralascio la descrizione tecnica dei miei villi ma il gastroeneterologo mi annuncia che rientro nella Gluten Sensitivity. Che cosa è?!?La scienza dice che mentre per la celiachia siamo di fronte ad un’alterazione sia dell’immunità innata (quella che abbiamo tutti dalla nascita) che dell’immunità adattativa (la risposta dell’organismo ad un agente percepito come esterno e pericoloso), chi soffre di Gluten Sensitivity ha un difetto dell’immunità innata, reagisce quindi in poche ore al glutine, percepito come proteina nemica. Se volete approfondire potete leggere questo articolo (in inglese) oppure guardare qui, dal blog di Celiachiamo . Per farla semplice si tratta di un iper-sensibilità al glutine (testata a livello medico) per cui la digestione di questa molecola diventa davvero complicata per l’organismo. Che sopporta ma che in qualche modo s’intossica.

Poi con il tumore l’attenzione all’alimentazione è diventata prioritaria quindi ora mangio a tutti gli effetti gluten free e non mi sento più una sfigata. Ma cosa è successo? Non è solo la malattia ad avermi dato il coraggio e la perseveranza di continuare a mangiare senza glutine…è scattato qualcosa in me, che ora provo a spiegare.

 Odio la parola intolleranza, significa che io non sono in grado di mangiare qualcosa, che io sia intollerante: c’è chi lo è con la religione, con qualche etnica e io con il glutine. Sta di fatto che intolleranza la abbino a qualcosa che “semanticamente” non mi piace. E in più, andando così di moda, non mi piace neanche dirlo in giro “no sai, non mangio questo perché sono intollerante al glutine…”, mi sembra sempre una cosa poco credibile, più modaiola che scientifica.

In sostanza era il concetto della privazione che mi faceva sentire “costretta” e quindi “sfigata”.

E soprattutto in un modello familiare e culturale basato sulla famosissima dieta mediterranea, pane, pasta, pizza e simili abbondano da sempre sulla mia tavola. Quindi intollerante al glutine significa “MAI PIU’CON….”, significa togliere tante cose da quello che posso mangiare. E restarne priva.. E fare la diversa. Sono sfigata perché non posso mangiare come gli altri, e mangio meno degli altri, meno e peggio visto che le cose più buone e più “social” contengono il glutine. Fare a meno, fare senza.

ImmaginePiano piano poi la cosa ha preso un’altra piega. Ho tolto il glutine ma anzichè pensarmi Intollerante (quindi rigida, dura, antipatica) mi sono pensata ipersensibile, delicata, da proteggere. E questa prima trasformazione di “significato” ha portato una trasformazione nei fatti: tolgo una cosa che mi fa male ma non voglio rimanere con meno cose sul tavolo! Quindi aggiungo. Cosa? Inizio a studiare vari libri, siti, articoli e scopro che al posto del grano posso mangiare non solo il riso bianco, ma anche 10 altre tipologie di riso (rosso, nero, integrale, basmati…) ed anche la quinoa, l’amaranto, il miglio… e questo cosa significa?

Che tolgo una cosa (il grano) ma non rimango con meno cose, anzi con ben di più, e così ho molta più scelta!! E allora non è più da sfigate mangiare senza glutine! Ho la possibilità di variare molto e di conoscere cibi (sapori puri o abbinamenti) che allargano il ventaglio delle possibilità della mia tavola. Sono più ricca, non più povera.

In sostanza “il mai più con…il glutine” che mi faceva sentire debole è diventato “MAI PIU’ SENZA…mille alternative!”.

E per fortuna nell’ultimo anno se ne parla anche molto di più d’intolleranza, celiachia e gluten sensitivity per cui fioriscono ogni giorno, blog, ricettari, libri o suggerimenti televisivi per chi si alimenta “senza glutine”, ops, “senza noia”!!

Il guaio è quando sono in trasferta per lavoro o in viaggio, bar e hotel piano piano inseriscono snack o piatti senza glutine ma è ancora un po’ difficile la ricerca random di prodotti quando sono in giro 2-3 giorni. Ecco perché ho inserito la sezione “Girovagando” perché mano a mano che trovo locali, bar, ristoranti carini in giro per l’Italiache hanno prodotti giusti…li voglio recensire e comporre così la mia mini guida italiana #maipiùneilocalichetifannosentiredifferente!

Per ora metto qui una serie di link carini a siti e blog di autori e ricette varie: buon divertimento nel cercare tutte le alternative che vi piacciono di più! Via via la implementerò…mano a mano che scopro nuovi posti e li testo! In un altro post vi dirò anche come mi comporto quando invito a cena qualcuno… o voglio fare un aperitivo sfizioso e ricco!

C’è un mondo molto vasto oltre il glutine… Aprite quella porta!

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Variare fa sentire davvero meglio!

Per avere qualche spunto….

  • I magnifici 20: libro (e sito) interessante per capire meglio quali alimenti ci fanno davvero bene
  • cucina naturale: sito e rivista di cucina, mensile, piena di ricette facili e già con gli adattamenti veg e/o gluten free
  • bello e buono: blog famoso….da guardare!
  • la gaia celiaca: blog meno famoso ma carino, con ricette fattibili di una donna “normale” che si è abituata a prepararsi cose deliziose e non pericolose!
  • Altri che via via aggiungerò! =)

E a breve…vi dirò come mi comporto quando invito a cena qualcuno….

=)