Lento Lento Veloce Lento

A quale ritmo va il benessere?


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E’ tempo di ferie, di bilanci e di idee per le vacanze! Cosa fare? Cosa non?

Il tempo del prendersi cura

Per me l’inizio delle ferie estive coincide ancora con la fine dell’anno.

Staccare per il mese di agosto è ancora come chiudere con la scuola a metà giugno: l’anno è finito ed è tempo di bilanci. Com’è andato quest’anno? Me lo chiedo con molta più convinzione in questo momento che nei giorni di capodanno.

E’ stato un anno (scolastico, ops… lavorativo) denso. Molto. Provo a dividerlo in 3 trimestri, proprio come i nove mesi della scuola!

  1. Primo trimestre: settembre- novembre. Sono partita proprio male! C’è stato ancora un ricovero in ospedale e un’altra radio. E il sentirmi a pezzi subito dopo. E il periodo fino a dicembre di lenta ripresa, fisica ed emotiva. Il secondo colpo al mito della forza, della giovinezza, della perfezione e dell’invincibilità è stato segnato ed è stato più duro del precedente. Con il primo avevo avuto la bordata iniziale, il crollo del mito …ma poi la cura, e quindi in un certo senso anche la sensazione di aver fatto tutto il possibile e…cavoli in ogni aspetto della mia vita se m’impegno al massimo funziono, quindi se mi impegno nel curarmi…guarisco! Invece con il tumore non funziona proprio così, tu fai il tuo meglio, ma lui fa anche un po’ come gli pare, cresce con logiche sue, vive di dinamiche che non governi tu. Tu puoi facilitare o ostacolare la crescita ma lui…fa il suo percorso.

Quindi il secondo colpo è servito a farmi capire un’altra cosa (oltre al fatto che non sono invincibile e perfetta già capito l’anno prima!): che il lavoro di prendersi cura di se stessi non ha un tempo, non ha un obiettivo a breve termine, non lo comandi con “la testa”, non dipende solo da quello che fai tu. Da quello che vuoi tu.

Il prendersi cura di sé richiede sì impegno e costanza ma anche… lentezza, pazienza e tanta accettazione. Di come si è. Di resta in contatto con le giornate no, di veder andare e venire le forze, di sentirsi bene e poi di nuovo male, di fare visite mediche che vanno bene, e poi magari analisi che vanno male. Il tempo della cura è un tempo fatto di tanta pazienza con se stessi. Di tanto amore per se stessi. Sia che arrivino i risultati sia che no. Il tempo della cura richiede ascolto di se stessi, di dedicare a sé massima attenzione, rispetto…amore. Di fare (esercizi, alimentazione, medicine, cure…) ma anche di non fare. Non forzare la mano, stare, introdurre piano le nuove abitudini e aspettare che portino miglioramenti. Significa coltivare il semino del benessere e aspettare, proprio come se fosse una piantina interna, che dia i suoi frutti. Diventare coltivatori di se stessi. Lentamente. Attenti ai propri movimenti interni, alle azioni da fare ma anche al tempo naturale di maturazione, che richiede anche il riposo.

Ho dedicato un trimestre a questo e…non mi è piaciuto per niente. Ma mi è molto servito. E questo lo scopro solo ora che lo vedo in prospettiva.

what u need

  1. Secondo trimestre: Dicembre/Febbraio: vacanza lunga in America per la nascita di mio nipote. Sì, mio nipote: gioia e amore infiniti per lui. Scoprire di innamorarsi da adulti un po’ per giorno di un esserino piccolo che prima non esisteva e poi esiste. Il primo giorno non lo conoscevo e l’ho annusato. C’ho messo qualche giorno a farlo entrare in me. A prenderci confidenza. Poi non lo volevo lasciare più!!!!!! Ma tornata in Italia ho sentito quanto la forza bella di questo nuovo amore di zia… mi avesse dato carica e buon umore. La vita è piena di cose emozionanti!!! E così a febbraio sono tornata a lavoro, felice, pronta a ripartire. Avevo ricaricato le batterie ed ero di nuovo sulle mie gambe, pronta a ricominciare!

cura bimbo

  1. Terzo trimestre: Marzo-Giugno, facciamo Luglio. Eh si che le ho fatte andare queste gambe! Su e giù per trasferte di lavoro tra Roma, Milano, Lecce, Torino e chi più ne ha più ne metta! Ho sperimentato ancora la follia di mille trasferte e valigie sempre aperte, l’esasperazione per le troppe aule di fila, la fatica di avere sempre ogni giorno tante persone davanti con cui parlare, ma anche il divertimento e la soddisfazione di lavorare con le persone e di piantare ogni giorno dei piccoli semini per il cambiamento personale. Ho lavorato tanto, e dimenticato però un po’ del mio benessere, meno allenamento, meno attenzione al mangiare bene proprio perché sempre in giro. In questo periodo sono stata quindi esausta, motivata, arrabbiata, energica, disperata, forte. Un variopinto caleidoscopio di emozioni per dire….felice.

lavorare 2

  1. E oggi? Sono stanca ma soddisfatta di me, molto. E non parlo solo degli ultimi mesi ma proprio di tutto quest’anno. Denso, fatto di cose brutte, poi belle, tutte importanti. L’ultimo controllo della dottoressa di 15gg fa è positivo, sembra che il tumore sia “silente”, spero tanto che se ne sia andato. Mi fa quasi venire i brividi scriverlo, non dovrei mi dico. Non posso dire cose che non so. Io non so se c’è o non c’è ora lui nel mio corpo, ma so che da domani sono in ferie e il mio unico scopo è prendermi cura di me.

I love myself

Auguro a me, e a tutti, di avere del tempo per la cura di sé, in un modo autentico, vero, profondo, lento, spontaneo.

Che le ferie siano un momento per divertirsi, ricaricarsi, viaggiare, visitare, fare ma anche stare, aspettare, respirare,  creare un po’ il vuoto, per stare in compagnia di se stessi, con tutto quello che c’è in noi.

vacanze

Take care,

Silvia


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“Dare il massimo è il minimo” o “Tornare all’essenziale e non sforzarsi”?

Questo è il dubbio di stamattina.

Onestamente sembra strano iniziare l’anno con un forte invito al non sforzarsi. Almeno per me.
Sono stata abituata a pensare – ed educata a farlo – che dare il massimo sia il minimo. La base di partenza. Mi confondevo rispetto alla crudeltà di questa regola dicendomi che era un atteggiamento che andava al di là del risultato. Potevo anche fallire ma l’importante era che avessi fatto il possibile.

In realtà, con il tempo ho capito che era come costringersi a mettere nella parte in alto dell’armadio le cose che si usano tutti i giorni. Per prenderle devi allungarti al massimo. E dopo un po’ la faccenda diventa davvero stressante.

Solo che, poi ti ammali e hai tanto tempo per pensare e nella convalescenza tutto è amplificato. Incluso che volevo comprendere come ero arrivata a quel punto. E ho capito che la tendenza a dare il massimo aveva avuto un ruolo dominante.

“La nostra propria esistenza si svolge sotto le stelle dell’incertezza,
e in noi c’è costantemente il timore di non riuscire a fare qualcosa dei nostri talenti e delle nostre ambizioni.”
O. Lagercrantz

In realtà quelle sopra non sono parole mie, ma l’inizio di un articolo pubblicato oggi da Nicoletta Cinotti sul suo blog di Bioenergetica e Mindfulness. Ma potrebbero benissimo essere le mie…per questo le riprendo, così come il resto dell’articolo. Molti temi trattati sono i miei, la forza di volontà, l’ammalarsi, la dissociazione mente-corpo, la convalescenza, le nuove scelte di lavoro, il tempo per sé, il silenzio, il bisogno di ridefinirsi e di lasciarsi accadere, coltivarsi l’anima (e l’agenda) come un giardino, il dialogo. E i propri soft spot, punti morbidi.

Vi lascio tutto l’articolo e se vi va prendetevi una tazza di the e 5 minuti per pensar-si.

http://nicolettacinotti.net/la-disciplina-dellessenziale-ovvero-non-sforzarsi/

Buona domenica, lenta-lenta!

Silvia

“La miglior cosa del futuro è che arriva un giorno alla volta”.
A.Lincoln


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Meglio o Peggio. A dita incrociate.

Sono uscita da due giorni. Dopo la radioterapia e 10 gg di isolamento a casa. Oggi finalmente posso passeggiare per le strade di Roma, oggi sono libera.

meglio o peggio?

meglio o peggio?

Tutti mi chiedono se è stato peggio l’anno scorso o quest’anno. Il fatto che questa volta mi abbiano fatto una dose 4 volte maggiore dovrebbe già chiarire molti dubbi. Eppure…molti me lo chiedono. Dunque ora rispondo: è stato peggio?!?

Più che del dolore fisico io parlerei del fatto che è una terapia lenta e con la stessa lentezza succhia anima. Mentre lentamente, senza più ormoni, ti fa addormentare, ti prende le energie, ti asciuga gli occhi e la bocca, ti fa bruciare e gonfiare, trasforma il gusto di qualsiasi cosa in amaro e altera via via tutti i senti…. ecco, mentre lei fa questo, tu perdi “il segnale” con te stessa.

Ti prende l’anima e te la ridà dopo qualche giorno, quando rincolli uno per uno al corpo i sensi e le sensazioni; e quando tutti ti chiedono “Com’è stata, meglio o peggio dell’anno scorso?“.

E tu, io cioè, riesco solo a pensare con una buona dose di sorpresa che… non ti ero posta questa domanda, ne prima ne durante. Perché il punto non sono gli effetti collaterali della radioterapia o quanto dolore fa, lì, mentre la fai, (e quindi proporzionarli rispetto alla volta precedente); il punto doloroso è doverla fare. E più ancora doverla rifare. Non importa se farà più o meno male fisicamente, fa male perché sai che non hai ancora finito; sai che la guerra dentro di te è ancora in atto.

Prende l’anima sapere di combattere una cosa che cresce dentro di te e che, nessuno sa bene perché arriva o come farla smettere. Tutti sperano, con te, che quel trattamento funzioni ma…si sta tutti con le dita incrociate.

E sotto questo punto di vista, la volta scorsa è uguale a questa. Si prende l’anima facendoti cadere in uno stato di sonno vigile costante e duraturo…. e si timone sospesi, con le dita incrociate. Fino alla frase del medico: “Sembra andata bene, non ci sono metastasi a polmoni e ossa“. E poi ne aggiunge un’altra: “Prossimo controllo tra tre mesi“.

Allora lì ti ridanno l’anima. Ma con una nuova data di scadenza, corta, per di nuovo trattenere il fiato e incrociare le dita. Tocchi di nuovo terra, fino alla prossima sospensione.

Questa volta quindi è stata dolorosa, per la mente e per il corpo, proprio come l’altra volta; solo che ci sono arrivata con un anno in più di stanchezza, di fiato trattenuto e di dita incrociate. Stanca di condurre tante battaglie, di non sapere chi vince, ma di continuare a combattere. Tutte battaglie dolorose, coraggiose, e speriamo… vinte.

Con i piedi per terra…in libertà...

Con i piedi per terra…in libertà…

E ora…mi godo la libertà di restare con i piedi per terra e respirare.

Take care!


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il blocco della scrittrice

Per un po’ non sono riuscita a pubblicare niente. Ho avuto qualche mese di strano blocco dello scrittore…
Avevo pensato al blog come strumento per condividere percorsi verso il benessere… e che quindi, una volta fatta la fatica di raccontare pubblicamente il passaggio difficile dello scorso anno,  avrei scritto solo di cose “belle”. Non avrei dovuto parlare di attimi difficili, ma solo di una ripresa, magari a tratti lenta o veloce, ma comunque una ripresa.
Invece tra giugno e luglio, mentre off-line procedo con i controlli, qualcosa si incrina…cominciano i dubbi sulla salute, qualche numero sulle analisi del sangue che si sballa, qualche espressione perplessa sul volto della dottoressa, qualche accertamento in più che mi viene richiesto….e sì, mi sono fermata!

prendiamoci del tempo…

prendiamoci del tempo…

16 giugno 2014. Corridoio. Seduta. Davanti ad una porta chiusa con dei fogli appoggiati sulle gambe e una busta gialla porosa che li racchiudeva tutti.
Dovevo ritirarle per forza queste analisi. Da 10 giorni facevo finta di “dimenticarmi”.
Perché tanto erano solo controlli, perché tanto potevo “stare tranquilla” perché tanto “va tutto bene”… O forse perché avevo un brutto presentimento.
E sono qui a guardarle, la testa in aria, le gambe sconnesse dal corpo, il galleggiamento nel tempo e nello spazio in atto perché sì, è così, un valore è aumentato. E non doveva. Doveva restare 0.
Ma ok…è aumentato di poco, quindi non significa niente. Magari mi sto allarmando per niente. Quel tessuto rimasto li, in gola, quei pochi millimetri di (ex)tiroide, è vivo.
Non credo sia un bene ma magri sbaglio.
E ora sono qui ad aspettare che la dott, dietro questa porta, mi spieghi che fare. Se aspettare, agire, fare di nuovo.
Finisce che sì, va tutto bene….ma è complicato. Questo tipo di carcinoma follicolare è…aggressivo e raro e merita attenzioni diverse.
Aspettiamo, ripetiamo le analisi e l’ecografia e capiremo meglio cosa fare.

7 luglio 2014. Venerdì mi richiama la dott.ssa, sono pronte le analisi e mi chiede di vederci urgentemente. Ci vediamo lunedì ma già so come andrà la conversazione. Nessun medico ti chiama prima dicendo nella stessa conversazione “urgentemente” e “valutiamo” per darti poi solo buone notizie.
E così vado, lunedì mattina.
E dovrò fare quello che non voglio fare.
Di nuovo una radioterapia.
A settembre, dopo le ferie,
Così ho un blog che parla di benessere, ma non riesco a scrivere perché dovrei scrivere che sto male. O che starò per stare male. Ma non voglio mentire quindi…non dico niente.

lunedì: si inizia!

lunedì: si inizia!

8 settembre: lunedì. iniziare a fare quello che non voglio fare. Medicina Nucleare. Ospedale di Busto Arstizio.

9 settembre: oggi. Decido che è il momento di uscire dal blocco. Stare con quello che c’è, significa anche restare sinceri. Forse anche questo è benessere, forse accettare questa cura è un altro passo di benessere.


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La settimana della volontà, dei saputelli e dei semini infiniti.

Eccomi. A Roma. Sul mio divano mentre fuori sembra stia per arrivare il diluvio universale.

Intanto penso: finalmente è sabato. Finalmente un po’ di tempo, lento, a casa, da sola.

E’ stata una settimana difficile, a Milano per 4 gg, molto carica, molto VeloceVeloce, lavoro, impegni, riunioni, incontri, amiche, serate, aperitivi e chiacchiere fino alle due del mattino.

È stata una settimana dura per la mia determinazione. Non la mia direttamente, che per me è sempre alta, ma per la considerazione che ho di lei, di loro: della determinazione, dell’impegno e della forza di volontà.

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In questa settimana riassumendo i mohito, gli allenamenti, le Zene, un fratello e una psicoterapeuta… le mie orecchie hanno sentito molte cose.

Procedo più o meno in ordine cronologico:

  1. tutto quello che c’è intorno a me è frutto delle mie percezioni/interpretazioni, cioè le creo con la mente
  2. la mia mente, le mie credenze e atteggiamenti generano la mia realtà, e generano allora sia le cose belle che quelle brutte
  3. ergo: mi sono generata un tumore. Grazie a credenze e atteggiamenti poco “funzionali”
  4. i tumori vengono a causa di un’alterazione nel DNA di una cellula che poi si riproduce in modo disfunzionale e salta anche il programma di autodistruzione. Per cui si altera e si duplica all’infinito. E questo non è un bene. E sui programmi di alterazione e duplicazione del DNA ancora non si sa molto. Ma la “scienza” crede che abbia poco a che fare con “le credenze”
  5. però c’è anche chi dice che forse è un bene che si crea, che è una risposta adattiva del corpo e che anzi…andrebbe lasciato “decorrere”
  6. che la determinazione e l’impegno con cui ho lavorato in questi ultimi anni, con un atteggiamento troppo “VeloceVeloce” e carico di responsabilità, ha causato la Connettivite e il tumore
  7. che lo stress è l’origine di tutto, il cortisolo (un ormone) darebbe origine a tutto: stanchezza ma anche euforia, e i troppi anticorpi nel sangue, i kg di troppo e anche il tumore
  8. che c’entra la genetica, anzi forse l’epigenetica
  9. che c’entra la chimica, gli ormoni e le medicine
  10. che lo stress fa brutti scherzi
  11. che se oggi ingrasso è per via delle cure ormonali, ah no dello stress, ah no del fatto che mangio e bevo troppo, ah no, del fatto che continuo ad avere nella mente delle “credenze giudicanti” verso me e verso tutti per cui costruisco un’immagine di me con un corpo “sbagliato” per potermi poi giudicare, quando si manifesta in realtà proprio quello che non voglio
  12. che sto bene solo quando mi muovo, perché mi carico, e che invece quando mi fermo cado nella lentezza, stanchezza e depressione, e mi sento scarica. Ma è tutto un atteggiamento e un carattere poco “efficace” a lungo termine
  13. che mi alleno perché mi fa sentire bene, ma in realtà siccome mi carica troppo, anche quello potrebbe essere un “troppo” che mi stressa…e che quindi…mi farà male. Io mi alleno perché mi piace, e mi fa stare bene (così almeno a me pare!) e perché mi hanno insegnato che se uno vuole dimagrire deve mangiare in modo attento e fare attività sportiva. Quindi mi alleno con costanza perché credo che mi porti a dei risultati. Ma forse qualcuno dice i risultati arriverebbero di più se stessi a riposo, come farebbe l’amica mia più pigra…
  14. che è proprio il mio atteggiamento di sfida costante, la determinazione e la forza di volontà continua a stressarmi, quindi a farmi ammalare, quindi a farmi venire il tumore.
  15. che forse ho parlato con troppe persone diverse. Bevendo troppo con ciascuna di loro!!

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Ne esco quindi confusa, triste e arrabbiata. Troppe cose e troppo diverse, troppi a parlare come se fosse “chiaro”, ciò che a me, che lo vivo da dentro, chiaro non è.

 

Ecco quindi che in questa settimana ho sentito tante cose ma capite solo 3:

 

  1. Mi serve capire meglio alcune cose, e quindi mi leggerò “Biologia delle credenze” di Lipton, “Super brain” di Chopra, qualcosa di Hamer e la sua “nuova medicina germanica” e poi magari vedere “Bleep
  2. Devo rallentare con la “forza di volontà”. Ho sempre creduto che “impegno+azioni=risultato”. Forse dovrei trovare un altro modo di “stare in queste scarpe, su questo mondo oggi”. Peccato solo che io non so come si faccia in un altro modo a stare, perché per 30 anni ho creduto che la forza di volontà fosse una qualità, che sfida, intenzionalità, forza e impegno fossero gli ingredienti per affrontare tutto, anche le difficoltà; e non che le creassero. Quindi sì, forse dorò trovare un altro modo di fare le cose. Ma non so quale cavolo sia, conoscevo quello, mi piaceva e mi dava risultati. Ora cosa significa trovare un altro atteggiamento?!?
  3. Forse devo chiedere a qualcuno di aiutarmi. Forse per questo ho parlato con tante persone in questa ultima settimana. Ma dati i tanti punti di vista, neuroscienze, bioenergetica e biomedica, medicina dello sport, stregoneria varia ed endocrinologia…. forse mi ci vorrebbe uno specialista di “benessere olistico”…ah si forse in giro ne esiste anche qualcuno. Ma sono stanca di chiedere a qualcuno di dirmi cosa posso fare per stare bene. Mi tocca, per fortuna o per tortura, trovare da me le mie risposte, il mix di azioni da fare, la dose giusta di forza di volontà, le credenze a cui credere. (Sperando che poi, se è vero quello che qualcuno dice, generino un mondo intorno e dentro di me che mi piaccia!)

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Torniamo al punto, tanto fastidioso da sentire e scrivere: tutti parlano e hanno un’opinione che presentano come “certa”. Forse è anche vero che tutti hanno un pezzo di verità in mano ma poi si comportano come fosse LA verità. E forse più che scienza diventa “religione”.

E tutti si comportano come se “appiccicata una spiegazione certa della materia malattia/salute” il malato si senta “apposto”, chiarito e consapevole, perfino curato dalla certezza più forte.

Invece no, chiedo a tutti i saputelli di questo mondo abbiate molto rispetto quando dite a voce alta la vostra verità, forse è una certezza per voi, meno per altre orecchie, che stanno ancora cercando.

Cercherò le mie risposte, sperando di non trasformarmi in una saputella. Intanto cerco l’amica mia più pigra….e mi faccio insegnare qualcosa.

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“Tutti sanno contare i semi in un frutto, ma nessuno sa dire quanti frutti generanno da uno di quei semi. “ D. Chopra


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Mai più con…e mai più senza….

“Mai più con” e “mai più senza…”.. il glutine

Inizio la sezione dedicata alla parte dell’alimentazione “buona” seguendo quello che è stato il mio percorso. E la mia storia del “con e senza glutine” è iniziata 5 anni fa quando un nutrizionista mi aveva chiesto non tanto di stare a dieta quanto di mangiare senza glutine.

Ecco… la reazione era stata: “Noooo, ora mi devo privare di tante cose buone tipo pane, pasta, piazza?!??!? ”. Ma ok, ho fatto come chiedeva e ho tolto da casa, e dalle mie giornate, tutti i cibi contenenti questa meravigliosa proteina. Ero una sfigata intollerante, una che nei ristoranti e al supermercato deve cercare le etichette “gluten free”.

Le emicranie passano, la pelle migliora, la mattina mi sveglio senza la bocca amara e gli occhi appiccicati. E non mi gonfio più quando mangio quindi… ecco qua, in effetti il suo beneficio ce l’ha, e quindi vale il sacrificio!

Ma lo spirito stoico è durato poco… perché pranzo al bar fuori dal lavoro, faccio magari colazione in giro, ceno o prendo un aperitivo con gli amici e … non ce ne è, uno sfizio oggi, uno strappo domani e… nell’arco di qualche mese torno a mangiare glutine regolarmente.

E’ difficile privarsi di una cosa, soprattutto quando questa è buona, buona come la pasta, la focaccia, la pizza, il dolcetto. Buono come il kinder cereali, di cui ero una drogata.

Privarsi di una cosa è difficile, se è buona è impossibile. E farlo pubblicamente è ben peggio: gli altri mangiano normale, mangiano tutto, e io invece? Io sono quella sfigata che si deve limitare, si deve privare! Dopo un po’ non ce l’ho fatta e sono tornata a mangiare “tutto”.

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Poi se avete letto qui saprete che scoprire di avere un tumore e curarlo ha portato con se un lungo periodo fatto di controlli e accertamenti medici. Sembrava prima io avessi la celiachia, proprio per via di certi sintomi, ma la gastroscopia ha dato esito negativo, op meglio, intermedio. Vi tralascio la descrizione tecnica dei miei villi ma il gastroeneterologo mi annuncia che rientro nella Gluten Sensitivity. Che cosa è?!?La scienza dice che mentre per la celiachia siamo di fronte ad un’alterazione sia dell’immunità innata (quella che abbiamo tutti dalla nascita) che dell’immunità adattativa (la risposta dell’organismo ad un agente percepito come esterno e pericoloso), chi soffre di Gluten Sensitivity ha un difetto dell’immunità innata, reagisce quindi in poche ore al glutine, percepito come proteina nemica. Se volete approfondire potete leggere questo articolo (in inglese) oppure guardare qui, dal blog di Celiachiamo . Per farla semplice si tratta di un iper-sensibilità al glutine (testata a livello medico) per cui la digestione di questa molecola diventa davvero complicata per l’organismo. Che sopporta ma che in qualche modo s’intossica.

Poi con il tumore l’attenzione all’alimentazione è diventata prioritaria quindi ora mangio a tutti gli effetti gluten free e non mi sento più una sfigata. Ma cosa è successo? Non è solo la malattia ad avermi dato il coraggio e la perseveranza di continuare a mangiare senza glutine…è scattato qualcosa in me, che ora provo a spiegare.

 Odio la parola intolleranza, significa che io non sono in grado di mangiare qualcosa, che io sia intollerante: c’è chi lo è con la religione, con qualche etnica e io con il glutine. Sta di fatto che intolleranza la abbino a qualcosa che “semanticamente” non mi piace. E in più, andando così di moda, non mi piace neanche dirlo in giro “no sai, non mangio questo perché sono intollerante al glutine…”, mi sembra sempre una cosa poco credibile, più modaiola che scientifica.

In sostanza era il concetto della privazione che mi faceva sentire “costretta” e quindi “sfigata”.

E soprattutto in un modello familiare e culturale basato sulla famosissima dieta mediterranea, pane, pasta, pizza e simili abbondano da sempre sulla mia tavola. Quindi intollerante al glutine significa “MAI PIU’CON….”, significa togliere tante cose da quello che posso mangiare. E restarne priva.. E fare la diversa. Sono sfigata perché non posso mangiare come gli altri, e mangio meno degli altri, meno e peggio visto che le cose più buone e più “social” contengono il glutine. Fare a meno, fare senza.

ImmaginePiano piano poi la cosa ha preso un’altra piega. Ho tolto il glutine ma anzichè pensarmi Intollerante (quindi rigida, dura, antipatica) mi sono pensata ipersensibile, delicata, da proteggere. E questa prima trasformazione di “significato” ha portato una trasformazione nei fatti: tolgo una cosa che mi fa male ma non voglio rimanere con meno cose sul tavolo! Quindi aggiungo. Cosa? Inizio a studiare vari libri, siti, articoli e scopro che al posto del grano posso mangiare non solo il riso bianco, ma anche 10 altre tipologie di riso (rosso, nero, integrale, basmati…) ed anche la quinoa, l’amaranto, il miglio… e questo cosa significa?

Che tolgo una cosa (il grano) ma non rimango con meno cose, anzi con ben di più, e così ho molta più scelta!! E allora non è più da sfigate mangiare senza glutine! Ho la possibilità di variare molto e di conoscere cibi (sapori puri o abbinamenti) che allargano il ventaglio delle possibilità della mia tavola. Sono più ricca, non più povera.

In sostanza “il mai più con…il glutine” che mi faceva sentire debole è diventato “MAI PIU’ SENZA…mille alternative!”.

E per fortuna nell’ultimo anno se ne parla anche molto di più d’intolleranza, celiachia e gluten sensitivity per cui fioriscono ogni giorno, blog, ricettari, libri o suggerimenti televisivi per chi si alimenta “senza glutine”, ops, “senza noia”!!

Il guaio è quando sono in trasferta per lavoro o in viaggio, bar e hotel piano piano inseriscono snack o piatti senza glutine ma è ancora un po’ difficile la ricerca random di prodotti quando sono in giro 2-3 giorni. Ecco perché ho inserito la sezione “Girovagando” perché mano a mano che trovo locali, bar, ristoranti carini in giro per l’Italiache hanno prodotti giusti…li voglio recensire e comporre così la mia mini guida italiana #maipiùneilocalichetifannosentiredifferente!

Per ora metto qui una serie di link carini a siti e blog di autori e ricette varie: buon divertimento nel cercare tutte le alternative che vi piacciono di più! Via via la implementerò…mano a mano che scopro nuovi posti e li testo! In un altro post vi dirò anche come mi comporto quando invito a cena qualcuno… o voglio fare un aperitivo sfizioso e ricco!

C’è un mondo molto vasto oltre il glutine… Aprite quella porta!

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Variare fa sentire davvero meglio!

Per avere qualche spunto….

  • I magnifici 20: libro (e sito) interessante per capire meglio quali alimenti ci fanno davvero bene
  • cucina naturale: sito e rivista di cucina, mensile, piena di ricette facili e già con gli adattamenti veg e/o gluten free
  • bello e buono: blog famoso….da guardare!
  • la gaia celiaca: blog meno famoso ma carino, con ricette fattibili di una donna “normale” che si è abituata a prepararsi cose deliziose e non pericolose!
  • Altri che via via aggiungerò! =)

E a breve…vi dirò come mi comporto quando invito a cena qualcuno….

=)


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I numeri del desiderio….

Oggi

  1. 1 ora
  2. 1 giorno si e 1 no
  3. 12 km di strada
  4. 1 donna, anzi due, anzi tre
  5. 1 palestra
  6. 22 minuti in motorino da casa
  7. 1 desiderio: sentire di nuovo me

 Questi i numeri del mio impegno, del mio desiderio. Mi è sempre piaciuto fare sport: nuoto, syncro, palestra, corsa, pilates, danza… Ho sempre cercato, provato, usato, allenato il mio corpo…ho sempre fatto qualcosa! Sempre!

 

Ma stare male mi ha fatto perdere la connessione con il mio corpo e…c’ho messo un po a trovare con cosa (e come) aiutarmi a riprendermi davvero. In questo post voglio fare una specie di riassunto di tutto quello che ho sperimentato e del mix di strategie che oggi mi fa stare bene, poi se vi interessa metterò un post per ciascuno degli allenamenti che qui magari cito solo! Qui voglio solo ricapitolare come sono arrivata a scoprire alcune discipline e come …le uso! Quando ho scoperto di avere la connettivite (con tutti i dolori articolari e le rigidità mattutine annesse!) ho ancora di più sentito il bisogno di combattere quei dolori fisici, non con il cortisone, ma con l’allenamento. Se ero rigida, potevo sciogliermi con lo stretching o con altri esercizi ad hoc. Poi, dopo l’intervento alla tiroide, ci sono stati i mesi di debolezza e stanchezza infinita, mai provata prima, poiché senza medicine il metabolismo si ferma.

E ogni movimento è diventato faticoso. Infine, dopo la radioterapia ,ero a terra ancora di più!

Sentivo però di non poter mollare, volevo tornare “forte”, coi muscoli vivi, con la pelle bella, le gambe forti.

Allora ho cominciato con le lezioni individuali di Pilates, in un centro bello, elegante e senza tempo di Milano (http://nuke.centroara-pilates.it). Chi dice che il Pilates è la ginnastica dei vecchi…dovrebbe davvero provarlo almeno una volta! E’ tosto, davvero tosto!

Sia sulla macchina, sia con i piccoli attrezzi sia a corpo libero….è davvero un allenamento intenso. Le prima volte dopo un ora di lezione…mi sembrava di non riuscire nemmeno a tenere in piedi il motorino tanto mi tremavano i muscoli delle braccia e delle gambe.

Poi mi sono abituata e …c’ho preso gusto! Mi sono fatta insegnare dalla bravissima (e bellissima) Antonella Stroppa una sequenza di esercizi che potevo fare anche a casa, a corpo libero o con gli elastici e … ogni mattina ripetevo la sequenza, a casa, in camera.

  1. 1 bel CD (Ad esempio: Soha, John Legend, Hotel Costes…)
  2. 50 min per me, per il mio corpo, per il mio respiro.

E ho sentito subito i benefici: il corpo si allunga, i muscoli si rinforzano, e il senso di “benessere” è prolungato. Le rigidità articolari con cui mi sveglio si allentano.

Se faccio Pilates poi ho una giornata “morbida”, se salto Pilates poi ho una giornata “dura”. Quindi: faccio pilates! Tutti i giorni, tutte le mattina.

Noioso? Stancante? Faticoso? Oh ma che voglia c’hai tutte le mattine?!? (queste un po’ delle domande di chi viene a sapere cosa faccio)… e la risposta è: ho voglia, mi piace, mi fa bene, bene dentro e fuori. Quindi sì, persevero!!!

E il corpo però…con la sua consueta magia, registra lo sforzo e si abitua all’allenamento quindi…pilates non mi basta più. Sento il bisogno di aggiungere qualcosa, che mi faccia sfogare.

Inizio a correre.

  1. 1 app: nike+
  2. 2 parchi a seconda di dove sono (parco Solari a Milano, o la Caffarella a Roma)
  3. 5 km
  4. 35 min
  5. 1 playlist che spinge (Usher, RIhanna, Beyoncè, …)

E correre è un piacere. Scopro che si corre con le gambe e con la mente. Scopro che dopo sto meglio, scopro che è meraviglioso. E difatti scopro che esiste una cosa a livello fisiologico che si chiama Runner’s High (ve ne parlerò!). Scopro che sono una drogata e non ne voglio fare più a meno. Corro anche in palestra (se fuori piove) ma correre sul tappeto è decisamente più noioso! E ho trovato un compromesso: l’allenamento Interval riesce a farmi piacere anche la corsa sul tappeto (in un altro post vi racconto dell’HIP)!

 Ho sempre odiato allenarmi di mattina, preferisco di gran lunga il dopo lavoro, ma visto che il pilates e la corsa mi salvano dalle rigidità della connettivite allora….la sveglia inizia a suonare presto, molto presto (6, 6.20 al massimo) per riuscire a fare tutto prima di andare a lavoro!

Con pilates e corsa sento il corpo che riprende la forma!

Ma qualcosa non va ancora nel verso giusto. Ho delle crisi di stanchezza forti, troppo forti e male a tutte le articolazioni. Forse sto sbagliando qualcosa, forse mi alleno troppo, forse mi alleno male.

Allora trovo lei, un’altra donna, Daniela, la mia personal trainer di oggi. Le spiego la situazione e con onestà (mista a spietata cattiveria =P ) mi fa capire che sarà un lavoro intenso quello di tornare in forma, di combattere contro gli ormoni. Mi allenerà cambiando sempre carichi, pesi, esercizi, perché il mio metabolismo dovrà subire un bello scossone per potersi riavviare.

Così cominciamo. E arriviamo ai numero dell’inizio. Una palestra, non importa se dalla parte opposta di Roma, un ora di allenamento a giorni alterni e unisco tutto, corsa, pilates, esercizi funzionali, …..

Ogni parte di me…torna a pulsare!!! Alcuni allenamenti sono pesanti ma è davvero troppo figo sentire il corpo che pulsa e che vibra con gli esercizi e la corsa!

 Mi piace allenarmi, mi piace ogni esercizio che faccio (anche quelli in cui in realtà mi sembra di spezzarmi o in cui le mani e i polsi diventano di cemento) e questo per me è la soddisfazione maggiore!

Aimè, c’è ancora la nota dolente: sono passati due mesi e non vedo risultati!!!! AAAAAAAAAAA…la bilancia è ferma!  Non solo non dimagrisco ma anzi tendo ad ingrassare. Sempre un po di più. e i vestiti si fanno piccoli…e no…non è massa magra, non sono i muscoli che crescono (purtroppo!)! I dott. Dicono che è ritenzione idrica, che succede con le cure ormonali che ci siano dei periodi così (ve ne parlerò in un altro post). 

Bene. Ora la mia nuova sfida è lei.

Mi è sempre più chiaro il mio desiderio: allenarmi per dimagrire? NO, allenarmi per stare bene. Allenarmi per stare in forma, dentro e fuori!

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Ecco allora gli ultimi due numeri del desiderio: 

  1. 60: i kg che vorrei tornare a pesare
  2. 28 la taglia che vorrei tornare ad indossare

“I miei sogni sono irrinunciabili, sono ostinati, testardi e resistenti.” L.Sepulveda


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Davvero voglio sapere…

Stamattina immersa tra le mail di lavoro trovo una newsletter interessante, parla di “esserci davvero”.
Decido di guardarla un attimo con calma, entro e un link tira l’altro.
Finche trovo lei.
Mi colpisce in ogni parola, per questo scelgo di condividerla qui.
Per un attimo di lentezza, che fa bene al cuore
 
Voglio sapere
 
Non mi interessa cosa fai per vivere,
voglio sapere per cosa sospiri,
e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore.
 
Non mi interessa quanti anni hai,
voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido per l’amore,
per i sogni, per l’avventura di essere vivo.
 
Non voglio sapere che pianeti minacciano la tua luna,
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore,
se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita,
o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro.
 
Voglio sapere se puoi sederti con il dolore, il mio o il tuo,
se puoi ballare pazzamente e lasciare l’estasi riempirti fino alla punta delle dita,
senza cautela, senza realismo e senza pensare alle limitazioni degli esseri umani.
 
Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera, 
voglio sapere se sei capace di deludere un altro per essere autentico a te stesso,
se puoi subire l’accusa di un tradimento e non tradire la tua anima.
 
Voglio sapere se sei fedele e quindi di fiducia.
 
Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non è bella tutti i giorni,
se sei capace di far sorgere la tua vita con la tua sola presenza.
 
Voglio sapere se puoi vivere con il fracasso, il tuo o il mio,
e continuare a gridare all’argento di una luna piena.
 
Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai,
mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore, triste o spaccato in due,
e fare quel che si deve fare per i bambini.
 
Non mi interessa chi sei, o come hai fatto per arrivare fin qui,
voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco senza retrocedere.
 
Non voglio sapere cosa hai studiato, o con chi o dove,
voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto non l’ha fatto.
 
Voglio sapere se sai stare da solo con te stesso,
e se veramente ti piace la compagnia che hai in quei momenti vuoti.
 
Scritta da una nativa americana della tribù degli Oriah nel 1890.

 


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Iniziamo…

“Ogni viaggio di mille miglia comincia con un solo passo”

Lo dice Lao Tze…. e lo dico anche io!

In questo blog voglio raccogliere tanti passi, lenti o veloci, per camminare nel sentiero dello stare bene.

Stare bene significa, per me, stare in forma – quindi si parlerà di sport (da tanti punti di vista) – e significa anche ben-essere e bell-essere – quindi parleremo di alimentazione, di stile di vita il più possibile naturale, di cosmesi, make-up e bellezza in genere, anche interiore, anche mentale.

Parleremo dell’imparare a stare bene, a cominciare dalle cose più piccole.

Per esempio dalla colazione: sabato mattina è “fare colazione con calma”. Quindi sto qui, con davanti la mia fumante tazza di caffè americano, mentre preparo il primo post del Blog. Vi racconterò come mai iniziamo da qui, “Lento Lento Veloce Lento” o, forse, come mai siamo arrivati qui!

Hugs!